Firenze, 20 mar. - (Adnkronos) - Una lettera originale della cancelleria di Niccolo' Machiavelli, scritta il 23 novembre 1509 e indirizzata ai priori di San Gimignano, e' stata donata all'Archivio di Stato di Firenze nel quadro delle celebrazioni del quinto centenario del "Principe". Il testo della missiva era noto in copia dagli studiosi mentre l'originale era considerato perduto da secoli. Il donatore e' il professore Lorenz Boeninger, socio dell'Associazione Amici dell'Archivio di Stato e curatore del carteggio di Lorenzo il Magnifico per conto della Harvard University. La lettera, che e' stata acquistata da Boeninger sul mercato antiquario un anno fa, va ad aggiungersi al grosso corpus documentario conservato dall'Archivio di Stato e relativo al periodo in cui Machiavelli, dal 1498 al 1512, fu Segretario della Repubblica fiorentina. La donazione del prof. Boeninger e' stata festeggiata oggi con un evento organizzato in collaborazione con l'Associazione Amici dell'Archivio di Stato, presieduto da Giuliano Pinto, la Soprintendenza Archivistica per la Toscana, guidata da Diana Toccafondi e il Comitato per il V Centenario del "Il Principe" di Machiavelli, presieduto da Valdo Spini. Erano presenti l'assessore alla cultura Sergio Givone e la storica Francesca Klein. Come segretario della Cancelleria, Machiavelli fu incaricato prevalentemente della corrispondenza con legati e commissari inviati nei vari luoghi del dominio di Firenze a dirigere le operazioni di guerra e a governare lo stato territoriale e svolse direttamente delicate missioni diplomatiche per conto della Signoria fiorentina ed in particolare per il Gonfaloniere Pier Soderini. Questa documentazione importantissima non cessa di stimolare la riflessione storica su anni cruciali per la formazione del Machiavelli politico e per la gestazione del "Principe", e puo' fornire suggestivi elementi di conoscenza anche per un ampio pubblico interessato a comprendere il Machiavelli uomo di governo e l'ambiente politico in cui il Segretario della Repubblica e i suoi collaboratori (uno fra tutti: il misterioso Agostino Vespucci) vissero da attori vivaci e testimoni partecipi.




