Pil, occupazione, export. Con tanto di lode di Bruxelles per i progressi fatti dall’Italia anche sul fisco e sulla finanza pubblica. Giornate dure per i gufi. Più la sinistra cavalca l’onda del catastrofismo, più i numeri si ribellano. Avete presente l’apocalisse dei dazi, con Giorgia Meloni che getta il made in Italy in pasto a Donald Trump? Il segretario della Cgil, Maurizio Landini, arrivò persino a dire che era la «cortigiana» del capo della Casa Bianca e stava mandando il Paese «a sbattere». Ebbene, cortigiana o no, nel 2025 l’Italia ha raggiunto il record di 640 miliardi di export, con un +3,3% complessivo sul 2024 e un robusto +7,2% verso gli Stati Uniti. Tendenza che non si è assolutamente spenta. Ad aprile l’export è volato dell’11,3% su base annua, con un +12,1% verso gli Stati Uniti. Dato non banale visto che le esportazioni Ue verso gli Usa nel primo trimestre sono crollate del 30%.
EXPORT
Vabbè, direte voi. Le aziende esportano, ma il Paese non cresce. Del resto Elly Schlein, riferendosi alle ultime stime di Bruxelles, ha più volte detto che «non possiamo essere il fanalino di coda della Ue sulla crescita». In effetti una settimana fa Bruxelles, tagliando le previsioni di tutti i Paesi e della stessa Eurozona, ci ha piazzato all’ultimo posto, con uno 0,5% sul 2026 e uno 0,6% sul 2027. Tutto può essere, intendiamoci.
Però ieri l’Istat ha rivisto al rialzo i dati sul primo trimestre. Il Pil mese su mese è passato dallo 0,2 allo 0,3%, quello anno su anno da 0,7 a 0,8%. Risultato: nei primi tre mesi il Pil francese è sceso dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e salito dello 0,9% sull’anno. Quello tedesco è cresciuto rispettivamente dello 0,3% e dello 0,4%. In altre parole, anche oggi l’apocalisse arriva domani. Per adesso andiamo avanti meglio delle principali economia della Ue, con un pil acquisito per l’anno in corso dello 0,6%, meglio delle stime. Senza contare, come ha detto ieri il governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, che «dal 2019 l'economia ha mostrato una significativa capacità di tenuta. Nonostante la pandemia e lo shock energetico del 2022, il Pil è cresciuto di oltre il 6%: un risultato in linea con la media dell'area euro, ma superiore su base pro capite».
Già, perché se si vogliono fare bene i conti bisogna considerare anche aumenti e diminuzioni della popolazione residente. Stando alle analisi dell’economista Marco Fortis e dell’Osservatorio di Carlo Cottarelli, calcolando questo fattore dal 2020 al 2025 il Pil pro capite dell’Italia è cresciuto del 18,2%, più di Francia (11,5%), Germania (2,85%) e persino della straordinaria Spagna di Sanchez, che si è fermata al 17,8%. Ci batte solo la Grecia (26,1%), unico Paese che nel periodo ha avuto un decremento demografico più marcato del nostro (-4,1% contro -1,4%).
Secondo l’Istat, nell’ultimo anno in Italia ci sono 269 mila occupati in più. Un dato molto importante, che conferma un record storico: non c’erano mai state così tante persone al lavoro nella nostra Nazione.
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) May 29, 2026
Ma c’è un numero che merita di essere sottolineato più di altri:… pic.twitter.com/FJixYAfeJq
LAVORO
Ma non è finita. Perché i salari saranno pure bassi e i lavoratori pure in gran parte over50, ma è davvero difficile non festeggiare la straordinaria crescita del lavoro. Gli occupati ad aprile sono aumentati di 123mila unità, raggiungendo quota 24 milioni 337mila. Il tasso di occupazione è salito al 63,1%. Crescono uomini e donne, dipendenti e autonomi, giovani e adulti. Si è ridotta anche la disoccupazione, al 5,1%, e sono calati persino gli inattivi. «Non c’erano mai state così tante persone al lavoro», ha esultato la Meloni. E non sono balle.
Anzi. È solo una parte della verità. Nessuno dei numeri snocciolati ieri dall’Istat si era mai visto. Tanto per avere un’idea nel 2022, quando si è insediato il governo, il tasso di disoccupazione era all’8,1% e i senza lavoro erano 2 milioni, oggi sono 1,3. Adesso, va bene tutto. Possiamo cercare il pelo nell’uovo, denunciare la storica difficoltà dell’Italia a far crescere produttività e salari. Ma davvero vogliamo raccontarci la favola che si stava meglio con 700mila disoccupati in più e un milione di posti di lavoro in meno?




