Bruxelles, 23 gen. (Adnkronos) - I certificati ETS? Un 'affare' per le compagnie aeree. A sostenerlo uno studio condotto dall'istituto di ricerca indipendente olandese CE DELFT pubblicato nei giorni scorsi. Lo studio ha reso noto che le compagnie aree avrebbero applicato una maggiorazione delle tariffe, giustificandola appunto come contributo per l'acquisto degli ETS, sul 100% dei certificati acquistati quando in realtà l'85% dei certificati stessi è concesso alle compagnie a titolo gratuito. Questo sistema ha consentito alle compagnie di incassare 758 milioni di euro (quasi il doppio di quanto pagato per acquistare gli ETS nel 2011) grazie al 'contributo' richiesto ai passeggeri. Nell'Unione europea i certificati ETS aerei sono stati introdotti nel 2012 come deterrente all'inquinamento prodotto dagli aeromobili che sorvolano il territorio della Ue, costringendo implicitamente le compagnie ad investimenti per ridurre i livelli delle emissioni. L'introduzione degli ETS aveva suscitato fortissime polemiche ed una quasi 'guerra' commerciale con le compagnie di grandi Paesi extra europei come Stati Uniti, Russia, Cina, Giappone ed India. Una guerra che aveva portato quest'ultimo Paese a bloccare gli acquisti del nuovo Airbus prodotto dall'industria europea mentre il 27 novembre scorso, il Presidente degli Stati Uniti Barak Obama aveva firmato un disegno di legge che stabiliva uno 'scudo' legale alle compagnie aeree statunitensi che si sarebbero sottratte al pagamento dei certificati, provvedimento che era stato precedentemente approvato dal Senato americano con un voto 'bipartisan'. Secondo lo studio olandese, le compagnie applicano "sovrapprezzi reali su costi immaginari" finalizzati non solo quindi ad acquistare il 25% dei certificati ETS ceduti a titolo oneroso ma soprattutto per generare un extra profitto. Ma c'è di più: secondo lo studio infatti le compagnie avrebbero applicato il sovrapprezzo anche sui biglietti aerei dei voli transcontinentali che invece erano stati esclusi dall'applicazione degli ETS, proprio per dare più tempo all'Organizzazione internazionale dell'aviazione civile (ICAO) per sviluppare un approccio globale in materia di emissioni del trasporto aereo. Un escamotage che dovrebbe servire proprio per affrontare il contenzioso con i grandi Paesi extraeuropei.




