Milano, 11 mar. - (Adnkronos) - Intraprendere una carriera di successo e avere una vita soddisfacente, anche fuori dall'ambiente lavorativo. L'accoppiata vincente, tanto che in molti oggi scelgono il lavoro in base al suo potenziale impatto sul cosiddetto 'work-life balance', il bilanciamento tra vita privata e professionale. L'equilibrio tra vita lavorativa e privata è infatti in cima alle preferenze degli intervistati nell'ambito della ricerca di Accenture "Definire il successo", seguita da carriera, stipendio, riconoscimento e autonomia (citate rispettivamente dal 56%, 46%, 42% e 42%). Il 70% delle donne e degli uomini ritengono di poter avere sia una carriera di successo che una vita piena al di fuori del lavoro. Tuttavia, per il 50% degli intervistati avere tutto contemporaneamente non è possibile. Inoltre, più della metà degli intervistati (52%) dice di aver rifiutato un posto di lavoro, preoccupato per le possibili ricadute negative sul work-life balance. Dalla ricerca è inoltre emerso che la tecnologia gioca un ruolo importante nel raggiungimento dell'equilibrio tra vita privata e lavorativa, nonostante gli intervistati esprimano sentimenti contrastanti circa il suo impatto sulla loro vita personale. Più di tre quarti (78%) è d'accordo sul fatto che permetta loro di essere più flessibili con gli orari, e l'80% dichiara che la flessibilità sul lavoro è estremamente o molto importante. Tuttavia, per il 70% la tecnologia porta il lavoro nella vita privata. La ricerca ha messo in evidenza anche altri aspetti, che aiutano a ottenere una più precisa definizione di successo. Il 53% delle donne e il 50% degli uomini si dice soddisfatto del proprio lavoro e non è in cerca di nuove opportunità, una percentuale complessivamente maggiore rispetto allo scorso anno che vedeva soddisfatti il 43% delle donne e il 41% degli uomini. Alla domanda su quali parole descrivono un buon posto di lavoro, la parola 'gratificante' si colloca al primo posto (citata dal 59% degli intervistati). Seguono: 'onesto', 'flessibile' e 'interessante' (rispettivamente al 54%, 50% e 49%). Due terzi delle donne (66%) e tre quarti degli uomini (75%) sono presso l'attuale datore di lavoro da più di 4 anni. La maggior parte dei rispondenti (58% uomini, 64% donne) dice di aver richiesto o negoziato un aumento. Un fenomeno che si attesta in graduale crescita: secondo la ricerca del 2012 erano il 49% delle donne e il 57% degli uomini, nel 2011 invece il 44% delle donne e il 48% degli uomini. Tre quarti (75%) degli intervistati riferisce di lavorare spesso od occasionalmente anche durante i giorni di permesso, in genere controlla la posta elettronica, recupera il lavoro arretrato avendo meno distrazioni, partecipa a conference-call (citate rispettivamente dal 71%, 44%, 35% e 30%). Allo stesso tempo, il 40% si considera workaholic. Le principali ragioni per cambiare un posto di lavoro sono: responsabilità che non corrispondono all'effettiva descrizione del lavoro (38%), lo stipendio (38%) un lavoro poco interessante (34%): quando è stato chiesto di indicare tre azioni per iniziare una ricerca di lavoro, gli intervistati hanno citato cercando su schede di lavoro per le posizioni aperte, contattare amici e gli altri nelle loro reti, e aggiornare i profili online e informazioni (citata dal 30%, 24% e 21%, rispettivamente).




