Napoli, 14 mar. (Adnkronos) - Non basta l'aggressione a boss e affiliati e lo smantellamento del controllo territoriale: per assestare colpi cruciali alle mafie occorre fermare il flusso di denaro che rappresenta la linfa vitale per l'economia criminale organizzata. E una volta confiscati beni per milioni di euro e' determinante accelerare il piu' possibile i tempi per arrivare alla definitiva destinazione dei tesori dei clan. Di questo si e' discusso oggi a Napoli, nella sala Auditorium del Palazzo di Giustizia, in un convegno organizzato dall'associazione "Ius et Gestio", che riunisce avvocati, dottori commercialisti, esperti e studiosi dell'istituto giuridico delle misure patrimoniali antimafia. "Siamo convinti - spiega Maurizio Cinque, presidente di 'Ius et Gestio' - che la vera aggressione ai clan si fa conquistandone i patrimoni economici. Ma poiche' dal momento del sequestro alla confisca definitiva passa spesso molto tempo e' importante che in questo iter il ruolo di gestione, mi riferisco soprattutto alle aziende, venga svolto nella maniera piu' professionale possibile dagli ausiliari giudiziari. Cio' per impedire il sorgere di criticita' finanziarie che renderebbero poi difficile la successiva assegnazione delle aziende confiscate. Si tratta di un aspetto fondamentale: se sequestriamo e poi non riusciamo a confiscare un bene e a ridarlo alla collettivita' passa il messaggio che quando c'era la malavita le cose funzionavano e quando invece subentra lo Stato le aziende falliscono e si perdono posti di lavoro. Un ragionamento inaccettabile". Giovanni Colangelo, procuratore capo di Napoli ha spiegato che "concentrare l'attenzione sul contrasto patrimoniale produce efetti significativi e di piu' lunga durata" e che la caccia ai tesori dei clan e' "uno degli obiettivi della Procura di Napoli che ogni anno effettua ingenti sequestri di beni con risultati non definitifvamente soddisfacenti ma sicuramente incoraggianti".(segue)




