Roma, 15 mar. - (Adnkronos) - "Il tema della Casaccia non sta tanto nel fatto che lì ci sia un deposito temporaneo di rifiuti radioattivi, perché è gestito in sicurezza, ma è rilevante perché è l'immagine di un Paese che non sa scegliere. E' ovvio che quella non è la sistemazione ottimale. La sistemazione ottimale, come in tutti i Paesi europei, è quella di un sito nazionale controllato e permanente". Così il ministro dell'Ambiente Corrado Clini interviene sul tema dei depositi temporanei di rifiuti radioattivi, in un'intervista all'Adnkronos. "Noi abbiamo ancora aperta, in Italia, l'individuazione del sito per il deposito nazionale - aggiunge il ministro - Ispra, l'agenzia che si sta occupando di questo tema, ha predisposto un rapporto che stabilisce i criteri in base ai quali questo sito si può individuare. Nello stesso tempo, oltre alla Casaccia, noi abbiamo una quantità importante di rifiuti che è stata esportata all'estero, in Francia e in Gran Bretagna, che ci costano un sacco di soldi e che dovremo far ritornare indietro per gestirli nel nostro deposito nazionale". Una questione "rappresentativa della situazione italiana", secondo Clini, perché "per una serie di ragioni che sono abbastanza lunghe e diversificate, nel corso degli ultimi 20 anni almeno l'Italia si è abituata a considerare che le scelte impegnative derivanti dal livello di crescita e sviluppo di una società industriale, e in particolare quelle che riguardano la gestione dei rifiuti, possono essere affrontate semplicemente delegandole ad altri". Un caso unico in Europa, perché "Germania, Spagna, Svizzera, Austria, Francia e Gran Bretagna non hanno bisogno di ricorrere all'esportazione dei loro rifiuti per risolvere in maniera positiva la gestione di queste che sono le code delle attività industriali, energetiche e sanitarie". Questa incapacità di scegliere "pesa molto. I dati del 2012 - aggiunge Clini - dicono che l'Italia ha avuto un calo del prodotto interno lordo del 2,2% contro un calo europeo dello 0,5%: questa distanza, che è molto importante, nasce anche dal fatto che l'Italia, da molti anni, quando si trova davanti a scelte impegnative o le rinvia o cerca di scaricarle fuori e di conseguenza non cresce". "La governance delle scelte che riguardano il nostro futuro è così frammentata ed esposta a valutazioni di carattere particolare e puntuale - conclude il ministro - che si perde di vista l'interesse generale e le questioni ambientali sono state usate dappertutto come argomento per interrompere i processi decisionali".




