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Omofobia: la madre di Andrea Spezzacatena, istituzioni indifferenti

domenica 24 novembre 2013
Omofobia: la madre di Andrea Spezzacatena, istituzioni indifferenti

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Roma, 20 nov. (Adnkronos) - Esattamente un anno fa, il 20 novembre 2012, Andrea Spezzacatena, 15 anni, studente del liceo Cavour di Roma, si suicidava, con una sciarpa, in camera sua, vittima di episodi di bullismo omofobico. Il dramma, il suo impatto, la rabbia e la disperazione di quella morte e dei giorni che sono seguiti li racconta la madre, Teresa Manes, nel libro 'Andrea - Oltre il pantalone rosa', edito da Graus. "Più passano i giorni più sento il vuoto che ha lasciato -dice la donna all'AdnKronos- la solidarietà della gente vera è rimasta, ma verso il bullismo avverto una sostanziale indifferenza delle istituzioni. Ho deciso di scrivere questo libro per evitare che il mio dolore fosse sterile, perché anche il dolore è una energia e deve essere convertito in qualcosa di utile, messo a disposizione. Vorrei che questa battaglia trovasse dei seguaci, degli alleati anche nelle istituzioni, invece mi sembra di battermi contro i mulini a vento". L'uscita del libro, spiega Manes, è funzionale anche "alla volontà di costruire qualcosa di stabile, un'associazione o una fondazione, contro il bullismo. Sto prendendo contatti con altre madri, altri genitori, ci sto lavorando, perché certi espisodi non si ripetano e penso non solo a drammi come quello di mio figlio, che si concludono in modo irreversibile, ma anche a tutte quelle condotte che provocano danni meno evidenti, più sottili". In questo anno la madre di Andrea ha preso atto anche che non tutte le vittime sono uguali: subito dopo la morte, il figlio era stato 'etichettato' dai media come gay e in quanto tale vittima di bullismo, poi la famiglia ha più volte affermato che la definizione non era corretta, che Andrea era innamorato di una ragazza, che i pantaloni rosa che a volte portava, non erano segno di nulla, insomma Andrea era vittima di bullismo omofobico ma, per quanto possa contare, non era un gay. "A questo punto mi sono accorta che a livello di coscienza sociale si fa differenza tra suicidi di serie 'A' e suicidi di serie 'B' -spiega la madre- se Andrea fosse stato inquadrabile all'interno di una categoria, allora tutti sarebbero stati pronti a battersi sonoramente il petto, l'attenzione sarebbe stata maggiore". "La verità è che non dovrebbe contare se mio figlio fosse gay o meno, il problema è che non c'è più e non c'è più perché era vittima di bullismo, in questo caso di tipo omofobico. Gli era stata cucita addosso l'immagine del gay per discriminarlo. Contro di lui l'ignoranza ha preso il sopravvento -prosegue Teresa Manes- Mio figlio studiava al Liceo Cavour, ed era sul muro di quel liceo che avevano scritto 'fate attenzione al ragazzo dal pantalone rosa perchè è frocio'. Non so se le cose siano cambiate, migliorate, in quella scuola. Noi non abbiamo mantenuto i contatti, loro non ci hanno cercati. Non riesco neanche a passarci davanti. Proprio le scuole dovrebbero fare, fare tanto, contro il bullismo, ma mi sembra che abbiano addirittura difficoltà a riconoscere che il problema esiste". (segue)