Milano, 8 mag. (adnkronos) - "I comuni devono essere messi nelle condizioni, da parte dello Stato, di poter affrontare queste situazioni…e non contestati quando, tra le tante difficolta', riescono comunque a trovare con i propri fondi, una risposta al disagio". L'amministrazione comunale di Rivolta d'Adda, comune del cremonese, difende il proprio operato dopo la notizia del 'gesto estremo' compiuto ieri da una donna marocchina di 37 anni che, dopo che le era stato notificato l'ordine di sfratto, ha minacciato di darsi fuoco. La ricostruzione del Comune e' particolareggiata. "La signora -si legge in una nota- e' rimasta in Italia nell'appartamento che occupa insieme al compagno egiziano, anche quando quest'ultimo ha deciso di tornare in Egitto con il bambino di 3 mesi con l'intenzione di farlo crescere secondo i dettami della legge islamica. Tutto cio' e' avvenuto nel mese di dicembre 2012". "La situazione era gia' conosciuta e monitorata dal servizio sociale comunale che, dopo che il compagno della signora e' tornato in Egitto, ha sostenuto e seguito al situazione della signora che era rimasta qui. I sostegni attivati sono stati di carattere economico (pagamento di bollette), di aiuto per il sostentamento (borsa della spesa ogni 2 settimane), di aiuto per le pratiche burocratiche alla questura. Non e' mai stato pagato dal comune l'affitto dell'abitazione". (segue)




