Palermo, 7 giu. - (Adnkronos) - Troppe apparizioni in tv per i pm Nino Di Matteo e Antonio Ingroia in cui i due magistrati avrebbero parlato di processoi in corso, tra cui quello a carico del generale Mario Mori. La denuncia arriva dal diretto interessato, il generale Mori, durante le dichiarazioni spontanee che sta rendendo davanti ai giudici del Tribunale di Palermo nel processo in cui e' imputato per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra. "L'attivita' d'informazione e denuncia, in una societa' aperta, e' giustamente consentita a tutti. Ed e' anche lecito che a queste iniziative possano aderire dei magistrati - spiega Mori - Diventa a mio avviso meno normale che si ponga come protagonista di queste manifestazioni anche chi, mentre porta avanti l'azione penale in precisi contesti giudiziari, contemporaneamente partecipa in modo attivo a queste iniziative, esplicitando i propri orientamenti che non possono non apparire come conseguenti da acquisizioni processuali gia' raggiunte, anche se cosi' non e'". "Lo scopo che comunque si ottiene e' quello di indirizzare surrettiziamente la pubblica opinione, con modalita' che gia' agli inizi degli anni novanta del secolo scorso, il senatore Gerardo Chiaromonte, che, prima di essere un importante esponente del partito comunista e' stato un uomo delle istituzioni, aveva individuato e stigmatizzato, nel suo libro 'I miei anni all'Antimafia', come, testuale: " una giurisdizione parallela di tipo politico 'mediatica'.Questa mia considerazione si riferisce quindi, in modo particolare, a due pubblici ministeri di questo processo, il dottor Antonio Ingroia ed il dottor Antonino Di Matteo, ma non solo a loro, perche' ci sono anche altri magistrati dei Distretti siciliani", denuncia ancora Mori. "Non e' certo questa la sede per fare delle analisi, preme qui sottolineare solamente come, in questo ambito, sia venuta costituendosi e conformandosi sempre piu' nettamente una specifica corrente di pensiero, precisamente caratterizzata sotto l'aspetto della connotazione politica, che ha fatto della lotta alla mafia una vera priorita', per taluni, anzi, un'attivita' con i suoi ritorni anche di natura concreta - dice ancora il generale Mori - Questo approccio mira a fare prevalere una ben precisa interpretazione su origini, moventi, sviluppi e responsabilita' dei fatti piu' eclatanti dell'attivita' mafiosa degli ultimi venti anni e presuppone precise connivenze e puntuali favoreggiamenti in una parte delle istituzioni dello Stato". (segue)



