(Adnkronos) - "Ma il dato veramente interessante -prosegue Cappuccio- e' che 'Don Pasquale' chiude una stagione e ne prepara un'altra molto importante. Infatti, per avere un nuovo capolavoro buffo, dovremo aspettare la fine dell"800 con 'Falstaff', che ho messo in scena con Muti alla Scala di Milano, e 'Gianni Schicchi' di Puccini. Questo vuol dire che Donizetti ha la forza di chiudere un'epoca e aprirne un'altra. Il personaggio Don Pasquale rappresenta il vecchio mondo, contrapposto a Norina che invece e' il vitalismo della borghesia nascente, una donna che mira ai suoi obiettivi e come la locandiera di Goldoni e' in grado di attivare tutte le strategie per raggiungerli. Malatesta e' il ponte di collegamento". Altro elemento importante per Cappuccio e' che nel capolavoro di Donizetti viene proposta una sorta di psicanalisi 'ante litteram'. "Il compositore ha messo le mani sul libretto modificandolo -spiega il regista-. Quello che viene fuori e' un gioco di proiezione del protagonista sul nipote. Don Pasquale vuole sposarsi perche' il nipote Ernnesto ha rifiutato di farlo, e sposandosi spinge il suo controllo su tutto: se non sposi chi dico io non somigli al mio mondo e allora mi sposo io. Le nozze avvengono per finta, ovviamente a sua insaputa, e Don Pasquale attraversa un oceano di guai dai quali per fortuna puo' liberarsi. Questo somiglia a una specie di psicanalisi inedita: quando si va in analisi si porta qualcosa che e' gia' successo. Qui il meccanismo invece propone un'analisi di quello che potrebbe accadere, affidando al teatro una funzione proiettiva". L'allestimento punta su un'ambientazione atemporale. "Ci sono due manierismi nel teatro d'opera: il primo -afferma Cappuccio- e' pretendere di mettere in scena le opere come furono sempre messe in scena, anche se nessuno lo sa; il secondo e' tradirle per il piacere di tradirle, ambientandole necessariamente nei campi di concentramento tra divise e stivali neri. In entrambi i casi si tradisce l'opera, che per essere resa moderna, invece, chiede l'attivazione dei rapporti tra forme, luci, regia e leggerezza. E' proprio come ambientare un quadro del '500 in un edificio contemporaneo, dove per armonizzare tutto il contesto si lavora sull'illuminazione e sulle relazioni con gli altri oggetti. Come diceva Calvino, bisogna che il classico assorba il rumore di fondo della modernita'. Modernita' che sta nel significato non nella forma di un'opera, perche' -conclude- un grande classico contiene sempre tutte le forme, quelle passate e quelle presenti".



