(Adnkronos) - In questi due anni e mezzo Crivellari ha cambiato piu' volte versione di come sarebbero andati i fatti, accusando anche Bellorio di aver programmato tutto con lei. "Non sono una mantide - aveva spiegato durante un interrogatorio davanti al pm Eugenia Ghi - ho agito per amore ma lui sapeva tutto". La donna ha invece sempre difeso il figlio e negato che lui l'avesse aiutata a seppellire il corpo di Marina. Prima della lettura della sentenza di primo grado la donna aveva consegnato delle lettere al gup e aveva voluto parlare in aula dicendosi dispiaciuta e pentita di quanto avvenuto. Ma il giudice era stato durissimo "Maria Teresa Crivellari va condannata all'ergastolo - aveva scritto motivando la sentenza - perche' ha agito con assoluta spietatezza, pervicacia, senza mostrare un minimo di rimorso... non ha provato (e non prova) alcuna pieta' per quanto commesso". Nelle oltre sessanta pagine della sentenza il gup aveva sottolineato "l'assoluta spietatezza" della Crivellari accusata on solo di aver ucciso la rivale, ma di aver anche premeditato l'omicidio, organizzato il sequestro e occultato il cadavere. Il giudice non aveva risparmiato un duro giudizio, anche se non penalmente rilevante, neanche per il marito della vittima, Giacomo Bellorio, che "non merita il riconoscimento di nessuna provvisionale" aveva rilevato spiegando che "non si puo' dimenticare che aldila' del dato indiziario processuale che non ha consentito di ritenere il soggetto 'coinvolto' nel senso che tale coinvolgimento possa assumere penale dignita', egli e' stato il motore, involontario, dell'agire di Crivellari. Anche dopo la scomparsa di Marina Patriti, Bellorio, che ha dimostrato di nutrire sospetti sin da subito per l'amante pur tuttavia ha continuato a frequentare la Crivellari nell'intimita', sino a poco tempo prima dell'esecuzione dell'ordinanza cautelare. Dati questi che non possono condurre a riconoscere l'esistenza di prova alcuna circa l'effettivo patimento dell'uomo per la morte della moglie". (segue)



