(Adnkronos) - La rapina di via della Spiga desto' particolare interesse sia per il bottino, circa 9 milioni di euro, che per la tecnica usata dai rapinatori per mettere a segno il colpo. Due di loro (Vacca e Marchisella) vestiti da vigili urbani aveva atteso sulle scale che portano all'ingresso del retro della gioielleria, un dipendente costringendolo a farli entrare in gioielleria. All'uomo, che per mesi era stato seguito in ogni suo spostamento da Novara dove abita fino in via della Spiga, a scopo intimidatorio era stata anche fatta vedere una foto di casa sua minacciando di farla saltare in aria se non avesse aperto la porta del negozio. Una volta all'interno della gioielleria i tre avevano riempito alcuni borsoni, uscendo poi, dopo circa un'ora e mezza, tranquillamente dalla porta d'ingresso. Per quanto riguarda la mente dell'organizzazione, i cui componenti sono tutti stati arrestati il 23 maggio scorso, questa era composta da Guglielmo Fidanzati, figlio di Gaetano, detto Tanino, storico boss di Cosa Nostra, e da due orefici: Franco Fischer, proprietario di una gioielleria in via Washington e Raffaele Jacente, proprietario di una gioielleria di via Montenapoleone. Capo dell'organizzazione era Giuseppe Rebuscini, gia' coinvolto nel febbraio del 2008 in una altrettanto clamorosa rapina compiuta ai danni dello showroom Damiani di corso Magenta a Milano.




