Roma, 27 apr. (Adnkronos) - "La situazione del carcere di Rieti e' la prova dell'inefficienza del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e dell'incapacita' di ben amministrare dei dirigenti che vi lavorano, a partire dal Capo Giovanni Tamburino". E' quanto si legge in una nota del Sappe, il sindacato autonomo di Polizia Penitenziaria, che ricostruisce cosi' i fatti: "'Il carcere viene aperto in tutta fretta nel 2009, trasferendovi personale e detenuti del vecchio istituto e qualche agente in piu' racimolato da altri penitenziari, cosi' che dei quattro padiglioni detentivi esistenti e' possibile utilizzarne soltanto uno". "Da allora -fa notare il sindacato guidato da Donato Capece- un carcere con una capienza di 400 detenuti ne ha ospitati soltanto un centinaio, sorvegliati da un numero insufficiente di agenti che si sono dovuti sobbarcare turni onerosi, straordinari e superlavoro. A distanza di tre anni, qualche burocrate si e' improvvisamente svegliato e ha deciso che si poteva completare l'apertura dell'istituto di Rieti". Quindi "e' stato diramato un interpello in tutta Italia per verificare se c'erano agenti disposti ad andare a Rieti senza oneri a carico dello Stato. Dopo un primo tira e molla di qualche mese, qualcuno al Dap ritiene di voler inviare altro personale prelevandolo dagli uffici della capitale, non piu' gratis ma con trattamento economico di missione". (segue)



