(Adnkronos) - "Il ruolo del Vaticano - prosegue e' stato molto importante e molto circoscritto come periodo temporale". Nel corso della guerra, infatti, "immediatamente si capisce che il Vaticano poteva essere idealmente il luogo piu' sicuro che l'Italia aveva all'interno del proprio territorio. Ma in un primo momento, anche per come stavano andando le vicende belliche, si preferi' disperdere il patrimonio artistico in moltissimi depositi del centro e del nord Italia, togliendole sia dai centri urbani che erano a rischio sia dalle vicinanze con obiettivi militari". "Tutto questo - afferma ancora Forti - cambia con l'armistizio dell'8 settembre e lo sbarco degli Alleati. A questo punto non solo la collaborazione fra le diverse parti in campo diventa ancora piu' difficile", bisogna infatti anche considerare "che si invertono le parti sul campo: i tedeschi che erano alleati diventano un esercito di occupazione mentre sta arrivando un esercito via terra che porta un rischio di guerra sul territorio, quindi non c'e' piu' il solo problema dei bombardamenti aerei". Da questo momento "il Vaticano diventa l'unica soluzione credibile per salvare le opere d'arte, ma ci vorra' comunque un po' di tempo perche' dopo l'otto settembre i rapporti fra Stato italiano, governo tedesco e governo vaticano s'interrompono, vengono recuperati abbastanza lentamente e la decisione di trasferire le opere d'arte viene presa solo il 15 novembre mentre i trasporti delle opere verso il Vaticano cominceranno il 27 novembre e dureranno fino al 3 giugno 1944, il giorno dopo Roma sara' liberata". (segue)



