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Salute: l'indagine, disfunzione erettile 'tabu'' solo per 9,5% italiani

Salute
domenica 23 settembre 2012
Salute: l'indagine, disfunzione erettile 'tabu'' solo per 9,5% italiani

3' di lettura

Roma, 20 set. (Adnkronos Salute) - Solo il 9,5% gli uomini considera la disfunzione erettile un argomento tabù di cui non voler discutere. Per tutti gli altri, invece, questo disturbo 'sotto le lenzuola' può essere considerato una malattia al pari delle altre e, pertanto, da poter affrontare con visite specialistiche e risolvere con farmaci mirati. E infatti i medicinali anti-impotenza non fanno più paura, rispetto al passato: in Italia il mercato, solo nel 2011, ha registrato la vendita di oltre 18 milioni di pillole. Lo rivela il Libro bianco 'La DE: cambiamenti nell'immaginario e nella realtà': l'indagine, condotta da Datanalysis in collaborazione con Lilly Italia, pone a confronto la situazione medico-sociale del 2001 con quella del 2012 attraverso interviste telefoniche rivolte a un campione di 200 uro-andrologi, 100 cardiologi, 100 diabetologi, 400 medici di medicina generale, 1.000 pazienti e 600 loro partner. Cosa è cambiato in 10 anni? Gli uomini che soffrono di disfunzione erettile, che in Italia sono oltre 3 milioni, sono oggi più stressati rispetto al passato: se nel 2001 solo un quinto di loro (19%) considerava ansia e stress poco influenti sulle prestazioni sessuali maschili, oggi sono quasi la metà (44,8%) quelli che si ritengono condizionati dalla frenesia della vita quotidiana anche tra le lenzuola. Con un grande impatto negativo sulla vita di coppia, per sé e per le loro partner che, in alcuni casi, spronano l'uomo a rivolgersi al medico. "In soli 10 anni è aumentata in modo netto nella popolazione in generale la percezione, e forse anche la sopravvalutazione, del valore della felicità sessuale - commenta Alessandra Graziottin, direttore del Centro di ginecologia e sessuologia medica dell'ospedale San Raffaele-Resnati di Milano - Mentre 30 anni fa il progetto di famiglia era più importante, oggi la felicità sessuale per la gran parte delle persone è il valore numero uno. Questo spiega perché, quando ci sono dei problemi di natura sessuale, le ripercussioni siano molto più importanti: infatti, in 10 anni, vediamo in chi è affetto da deficit erettivo un maggiore contraccolpo depressivo, cioè la perdita del proprio valore come uomo, e una più evidente ansia di performance". Anche le donne sono oggi più partecipi per affrontare la malattia insieme al partner (nel 36,8% dei casi) e si consolida la visita di coppia dallo specialista uro-andrologo. Se il partner soffre di disfunzione erettile, non c'è da vergognarsi: se dieci anni fa ben il 17,7% delle donne taceva di fronte al problema erettile (dato oggi sceso al 10,6%), quasi a voler difendere la virilità del compagno, oggi poche sono restie a parlarne mentre ci si confida di più con le amiche (nel 20,2% dei casi) e lo specialista uro-andrologo (nel 15,1% dei casi). Gli uomini oggi parlano di più, nel 32,8% dei casi si confidano con le partner, nel 30% dei casi con il medico specialista e, grazie a una maggiore apertura verso questo tema, oggi il 20% dei pazienti sente l'esigenza di confrontarsi anche con altri uomini colpiti dallo stesso disturbo (nel 2011 lo faceva solo l'8,7% di loro). "Una volta non ci si confrontava, era un tabù ed era inammissibile parlarne. Oggi si parla di disfunzione erettile, le campagne di informazione hanno avuto un forte impatto e si ha coscienza che la problematica esiste, non si ha paura di confrontarsi e di dichiararla nella maggioranza dei casi e questo è una grande vittoria rispetto al passato", spiega Vincenzo Gentile, direttore del Dipartimento di Urologia dell'Università La Sapienza di Roma. Se 10 anni fa alcuni medici specialisti ancora credevano in un approccio più olistico con il ricorso a rimedi alternativi per la reversione dei problemi erettili (il 2,7% nel 2001, percentuale dimezzata all’1,1% nel 2012), oggi il 74,7% ha fiducia consolidata nei farmaci a disposizione e li prescrive come terapia primaria ai propri pazienti. In Italia il mercato dei farmaci a base di Pde-5 (fosfodiesterasi-5), ha coperto la vendita di oltre 18 milioni di pillole nel 20112, in netto aumento anno dopo anno. Conclude Graziottin: "Sempre di più si è creata nella popolazione la consapevolezza della base organica del problema a cui dare, quindi, una risposta di merito farmacologica. Mentre per i problemi femminili si fa ricorso alla terapia alternativa, anche in maniera inappropriata, nel caso della disfunzione erettile c'è un principio ispiratore della lettura razionale del problema tipica del mondo maschile: se c'è un problema con base medica, la soluzione non può altro che essere medica".