Milano, 21 set. (Adnkronos Salute) - Dalla matematica una formula contro la demenza senile: per aiutare gli anziani che hanno problemi cognitivi, carta penna e operazioni possono funzionare da 'farmaco'. Lo ha dimostrato in Giappone Ryuta Kawashima, noto in tutto il mondo per avere trasformato le sue ricerche in un prodotto che conta numerosi adepti anche in Italia: il videogioco Brain Training per allenare il cervello e mantenerlo giovane più a lungo. Il neuroscienziato dell'università di Tokyo è intervenuto oggi alla Bicocca di Milano per un incontro sull'invecchiamento attivo, presentando i risultati di studi che hanno permesso di risparmiare quasi 900 dollari l'anno per ogni paziente con demenza, arruolato e trattato con 'l'algerbra-terapia'. "La 'Learning therapy for the senile dementia'", questo il nome del trattamento, "è una risposta al problema del decadimento delle capacità cognitive degli anziani", ha spiegato Kawashima nel suo intervento. "Si tratta di un percorso di formazione ormai somministrato a più di 10 mila persone in Giappone. Solo lo scorso mese sono stati in 15 mila a partecipare. E' basato su semplici operazioni con i numeri, fatte con carta, matita, lettura ad alta voce e interazione verbale con un allenatore". Lo stesso sistema che "è stato anche il punto di partenza per lo sviluppo del mio videogioco". Negli anziani sottoposti alla cura della matematica, si è riusciti a mantenere in esercizio e migliorare la funzione pre-frontale del cervello, compresa quella cognitiva, la capacità di comunicazione e d'indipendenza. L'efficacia di questo trattamento, che non prevede l'uso di farmaci, è confermata su pazienti giapponesi malati di demenza senile sui quali ha agito come sistema di riabilitazione cognitiva, permettendo una riduzione del carico assistenziale e quindi del relativo costo sociale. Kawashima ha quantificato il risparmio per le casse del sistema sanitario giapponese: "Ben 865 dollari all'anno per ciascun paziente, se di considera che 1.054 dollari è il costo pieno del trattamento convenzionale, contro i 189 dollari della 'learning therapy'". Quanto all'effetto dei videogiochi sul miglioramento delle performance cerebrali regolate dalla corteccia pre-frontale, Kawashima ha precisato che "non c'è una relazione diretta, ma tutto dipende dal contenuto del videogame". Il 'caso Brain Training' "è un'esperienza eccezionale - commenta all'Adnkronos Salute Stefania Bandini, ordinario di Intelligenza artificiale all'università degli Studi di Milano-Bicocca e guest professor all'ateneo di Tokyo - Kawashima è l'esempio vivente di come si possa riuscire a tradurre dei risultati scientifici in un business, inteso come opportunità di crescita economica per un Paese e la società". La Bicocca collabora dal 2007 con l'università di Tokyo, e dopo aver portato avanti progetti di livello internazionale in Giappone, in Arabia Saudita e in Australia, ha lanciato nel 2011 il 'Progetto Alias' sostenuto da Fondazione Cariplo, al quale collabora anche l'università degli Studi di Brescia. L'obiettivo è costruire città su misura per i 'nonni' dell'Ageing Society, grazie a nuove tecnologie per potenziare le capacità cognitive e a iniziative di mobilità sostenibile. "In prospettiva - dice l'esperta - potremo anche valutare di replicare in Italia gli studi condotti dai colleghi giapponesi sugli effetti della matematica e le potenzialità di specifici videogiochi. Su questo fronte, infatti, sarà anche interessante capire se esistono peculiarità di tipo etnico" nelle 'vie' del cervello che controllano le attività matematiche. "I nostri studi sui pedoni nel mondo - precisa Bandini - hanno dimostrato l'esistenza di differenze nel campo della mobilità. Dunque può essere che in futuro anche gli strumenti di 'allenamento mentale', oggi elaborati secondo standard trasversali, debbano essere ridisegnati tenendo conto di eventuali peculiarità etniche. Una prospettiva affascinante soprattutto in un'epoca come la nostra, di integrazione sociale fra popoli". La ricerca darà le sue risposte, ma ora "è necessario e urgente cambiare prospettiva - avverte la docente - e rendersi conto del profondo impatto che l'invecchiamento della popolazione ha e avrà sempre più in futuro. Ricordiamoci che Alzheimer e demenza senile sono in continua crescita in tutto il mondo, e che solo nei Paesi occidentali interessano circa 26 milioni di persone con un peso enorme sul Pil. Soltanto per i costi diretti, parliamo di cifre nell'ordine di 15 mila euro l'anno a paziente. E' ora di pensare a soluzioni mirate".



