Libero logo
OPINIONE

L'editoriale

di Maurizio Belpietro
di Monica Rizzellosabato 3 aprile 2010
L'editoriale

3' di lettura

Un pm dice di sapere che la gerarchia ecclesiale copre i preti pedofili, aggiunge che la lista di sacerdoti indagati per reati sessuali è lunga, poi lancia il sospetto che i molestatori di bambini entrino in seminario e indossino l’abito talare esclusivamente per avere a portata di mano le vittime, visto che negli oratori c’è  grande quantità di minorenni. Premesso che la lotta ai pedofili è sacrosanta e la tonaca non assolve dai peccati chi li commette, leggendo l’intervista che il procuratore Pietro Forno ha rilasciato al Giornale, una domanda ci è sorta spontanea: perché non li arresta? Se sa tante cose, se dice d’averne inquisiti molti anche a Milano, di preti che violentano i ragazzi, perché non li fa condannare? Intendiamoci, non vogliamo mettere in dubbio l’esistenza di quei pastori di anime i quali  più che allo spirito pensano al corpo e in particolare a quello dei giovinetti loro affidati. L’abuso è documentato da diversi episodi e in qualche caso anche dalle sentenze. Ciò detto, un conto è perseguire i reati, un altro è sparare nel mucchio ed è grave che a farlo sia un pm, cioè colui che dovrebbe indagare e non sentenziare sui giornali. Che senso ha lanciare un allarme generalizzato e gettare la croce su tutti i sacerdoti, anche quelli che fanno il loro dovere? Il dottor Forno voleva far aprire gli occhi ai tanti genitori i quali mandano con fiducia i propri figlioli a catechismo, avvisandoli che tra gli educatori si può nascondere un molestatore di bambini? Ma allora, visto che in famiglia si verificano un certo numero di abusi e incesti, perché non dire alle mamme di vigilare con attenzione sui padri di famiglia perché tra di loro ci potrebbe essere un pedofilo?  Perché non segnalare ai papà che, essendoci un discreto numero di mamme le quali  sterminano la propria prole, farebbero meglio a tener d’occhio la propria moglie perché non si sa mai, c’è rischio che faccia secchi i figli? Forse l’obiettivo del procuratore, che ieri ha fatto parzialmente retromarcia,  erano le gerarchie cattoliche, la Curia e le diocesi. Sicuramente i vertici della Chiesa nel passato non sono sempre stati trasparenti e talvolta, non sappiamo se in buona fede o per complicità, sui comportamenti di reverendi poco meritevoli hanno chiuso gli occhi. Sta di fatto che un pubblico ministero non dovrebbe lanciare accuse  generiche: se è a conoscenza di reati ha l’obbligo dell’azione penale, se no farebbe meglio a tacere, evitando allarmi che ricadono su persone senza colpa, tranne quella di voler aiutare gli altri. Diversamente, quando ci si concede con troppa facilità alle interviste, viene il sospetto che lo si faccia più per poter finire sui giornali che per far finire i pedofili in cella. Del resto di dubbi ne abbiamo anche quando vediamo altri pm imperversare in tv e sulla stampa, a presentazioni di libri e nei dibattiti in cui si parla di processi e indagati. Perché ci vanno? Per poter esercitare meglio l’azione penale o per meglio soddisfare la vanità personale? A occhio direi  che è buona la seconda e in un Paese normale, con una giustizia che agisce secondo le regole, qualcuno dovrebbe intervenire a bloccare il turismo multimediale. Ma da noi di normale c’è poco. Soprattutto se, come spiega in queste pagine il nostro Franco Bechis, chi dovrebbe vigilare sugli abusi dei magistrati è impegnato a farsi dare più soldi. Evviva la giustizia.