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A un passo dal sanatorio

Appunto di Filippo Facci
di Tatiana Necchisabato 24 luglio 2010
A un passo dal sanatorio

1' di lettura

Questo è andato. Marco Travaglio ha scritto che questo Paese in coro - tutti: stampa, politici, istituzioni - semmai dovrebbe alzarsi ad applaudire quei pm siciliani che dicono di essere «a un passo dalla verità» sulla strage di via D’Amelio. Un «Paese normale» dovrebbe festeggiarli e aiutarli e spronarli, dice. Cioè: una truppa spesso invasata di pm antimafia - i nomi sono sempre quelli - ha indagato per 18 anni in un infinito intrico di indagini, filoni, pentiti, processi, giudici e gradi di giudizio; non hanno mandato in galera colpevoli e mandanti ma hanno messo all’ergastolo innocenti, come ha dimostrato Gaspare Spatuzza e come quindici anni fa aveva già rivelato Carmelo Canale, principale collaboratore di Paolo Borsellino che i pm invece perseguitarono sino alla sua completa assoluzione di pochi giorni fa. Canale era anche parente di Antonino Lombardo, maresciallo dei carabinieri che doveva prelevare il pentito Tano Badalamenti negli Stati Uniti affinché smontasse le accuse di Tommaso Buscetta contro Andreotti: ma Lombardo si uccise - meglio di chiunque l’ha raccontato Lino Iannuzzi - dopo un terrificante linciaggio mediatico a Samarcanda (Santoro) e dopo che era trapelata la voce che stessero per arrestarlo. Ergo certi buffoni, che da 18 anni aprono e riaprono inchieste fallite su oscuri burattinai e trattative e cazzate varie, altro che applauditi: andrebbero indagati, sospesi e processati magari anche da una bella Commissione parlamentare.