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Primo Maggio, lavoratori abbandonati: i progressisti hanno scordato il significato della festa dei lavoratori

In piazza non si scende per un contratto di lavoro da rinnovare o per chiedere maggiore dignità sul lavoro. Le piazze le si convoca per affermare tutto l’odio possibile contro Trump, Netanyahu, la Meloni, un astratto “turbocapitalismo”
di Corrado Oconemercoledì 29 aprile 2026
Primo Maggio, lavoratori abbandonati: i progressisti hanno scordato il significato della festa dei lavoratori

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Sciur padrun da li beli braghi bianchi, fora li palanchi». Sono le strofe di una canzone popolare piacentina, presto assurta a simbolo delle rivendicazioni salariali dei lavoratori dei campi e delle officine.
E ammettiamo: era tutto più semplice, allora, fra Otto e Novecento. C’era un padrone a cui si chiedeva un giusto salario che spesso non lo dava, o lo dava in ritardo; c’erano gli operai che si organizzavano; i partiti operai che li rappresentavano; il sindacato che li tutelava.

E c’erano le lotte del lavoro, che, come scriveva su La Stampa uno schietto liberale quale Luigi Einaudi, contribuivano a far crescere e a far maturare i lavoratori, a dare loro una coscienza. Era il periodo della Seconda Internazionale, del riformismo socialista, quando l’ideologismo dei comunisti era ancora di là da venire. Fu il congresso di Parigi del 1889 a dichiarare ufficialmente il primo maggio Festa internazionale dei lavoratori in ricordo dei violenti scontri che nel 1886 avevano opposto a Chicago operaie forze dell’ordine.

Oggi, in un mondo del lavoro, e non solo del lavoro, cambiato, che l’intelligenza artificiale trasformerà ancora più radicalmente nei prossimi anni, ha ancora un senso il primo maggio? Certo che lo avrebbe se si declinassero quelle richieste di dignità sul lavoro e di giusto salario al nostro tempo, a un mondo in cui il lavoro si è frammentato, ove lo sfruttamento si esercita per vie molto più subdole, dove i processi di individualizzazione rendono quasi impossibile pensare all’organizzazione nel senso classico del termine. Le grandi fabbriche son morte, il sindacato sopravvive. Ma, per sopravvivere, il sindacato, almeno in Italia, fa un altro mestiere. E lo fa ancora intriso di quell’ideologia comunista che aveva a un certo punto del Novecento, come si è detto, preso il posto del riformismo « socialista, il quale, da parte sua, aveva relegato la fine del capitalismo in un ideale e lontano futuro e si era concentrato sui problemi di vita e di lavoro dei più deboli. Oggi il sindacato più non tutela i nuovi deboli, gli sfruttati dei lavori più umili; avalla anzi contratti di fame pur di affermare un proprio potere, il potere dei propri leader. I quali sono più interessati a fare politica e ad occupare lucrosi posti di sottogoverno, appena possibile, che non a studiare il nuovo mondo e reinventarsi non tradendo lo spirito di solidarietà che dovrebbe essere nel loro Dna.

In piazza non si scende per un contratto di lavoro da rinnovare o per chiedere maggiore dignità sul lavoro. Le piazze le si convoca per affermare tutto l’odio possibile contro Trump, Netanyahu, la Meloni, un astratto “turbocapitalismo”. D’altronde, gli operai hanno capito tutto da un pezzo e hanno abbandonato il sindacato, che oggi ha per lo più fra i propri iscritti i pensionati e gode delle simpatie soprattutto o forse solo del mondo dei media politicizzati e della classe borghese sedicente “riflessiva”. Quanto al partito della sinistra, che sia diventato il partito della Ztl lo dimostrano i dati elettorali: le zone più povere della città sono state da tempo espugnate dai partiti di destra mentre la sinistra è egemone ai Parioli a Roma o al quartiere di Brera a Milano. Stanco rito nel rito antiquato sarà anche quest’anno il “concertone” di Piazza San Giovanni. Con i soliti cantanti à la page che sfrutteranno, come sempre, l’occasione non per far sentire buona musica ma per farsi riconoscere nel “circoletto” degli amici che contano e decidono le comparsate televisive e i lauti contratti discografici. Non si parlerà certo di lavoratori e sfruttamento, ma si ascolterà sicuramente qualche prevedibilissimo e scontato slogan pro-Pal.