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Veltroni contro Alemanno

"Lascio il museo della Shoah"
di Eloisa Palombasabato 13 settembre 2008
3' di lettura

Roma - Dopo le dichiarazioni del sindaco Alemanno su fascismo e leggi razziali (“Per me il fascismo non fu un male assoluto ma  un fenomeno più complesso. Molte persone vi aderirono in buona fede e non mi sento di etichettarle con quella definizione. Il male assoluto sono le leggi razziali volute dal fascismo e che ne determinarono la fine politica e culturale”) Walter Veltroni vuole dimettersi dal comitato per il museo della Shoah. L'ex primo cittadino di Roma, che era stato da sindaco tra i promotori del comitato del museo romano, spiegherà le ragioni del suo gesto in una lettera al comitato. Intanto, ha già fatto sapere di non essere disposto a restare nello stesso organismo insieme a quanti conservano delle ambiguità circa il giudizio sul fascismo.  “Vorrei ricordare a chi la storia non la conosce perché l'ha letta sulla base di una considerazione parziale”, ha affermato Veltroni riferendosi ad Alemanno, “che prima delle leggi razziali il fascismo aveva cancellato la libertà dei cittadini che non la pensavano allo stesso modo, al Parlamento c'era un solo partito, erano stati cancellati i sindacati, sono stati uccisi Antonio Gramsci e Giacomo Matteotti”. Ma l’attuale sindaco della capitale, Gianni Alemanno, presente alla Santa Messa celebrata, questa mattina, a Santa Maria in Aracoeli in ricordo dei caduti per la difesa della capitale, si difende: "La polemica che si è generata in questi giorni è stata basata più sui titoli giornalistici che sulla realtà delle mie affermazioni, quindi, farà fede ciò che dirò adesso nel discorso ufficiale".  Alemanno, nel suo discorso in memoria del 65esimo anniversario della difesa di Roma e dell'inizio della guerra di Liberazione , ha ricordato che “la Repubblica italiana si fonda su una volontà di pacificazione fra tutti gli italiani. Proprio per questo, si ancora ai principi irrinunciabili di libertà, di democrazia, di rifiuto di ogni forma di totalitarismo”, e ha, inoltre, aggiunto: ''Qui sottolineo che per il sottoscritto comprendere la complessità storica del fenomeno totalitario in Italia e rendere omaggio a quanti si batterono e morirono su quel fronte in buona fede, non significa non condannare senza esitazione l'esito liberticida ed antidemocratico di quel regime''.  Ma le polemiche non si placano. “Nel discorso di Alemanno non c'è stata una condanna chiara del fascismo. Penso che continueremo a parlarne”. A dirlo è il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, che ha anche aggiunto: “Non c'è stato tempo per un confronto con il primo cittadino ma l'ho solo salutato e penso che nel suo discorso ci siano degli spunti molto importanti”. Infine, Pacifici ha ribadito che bisogna evitare equivoci: “Coloro che militavano nella Rsi immaginavano a loro modo di combattere per l'Italia, ma stavano dalla parte sbagliata”. Giusta o sbagliata che fossi, il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha voluto rendere omaggio anche ai militari dell'esercito della Repubblica Sociale Italiana che, “dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della Patria”. “Farei un torto alla mia coscienza”, ha detto La Russa, “se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell'esercito della Rsi, soggettivamente, dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d'Italia”.