Negli anni '90 è stata la Camera di Consiglio più lunga della storia giudiziaria italiana, in cui 8 giurati furono blindati per 36 giorni in un appartamento-bunker nel carcere dell'Ucciardone a Palermo. Ma la regista dice: “non è una storia sulla mafia, ma su come fu gestito quel periodo. Attraverso questo film si può insegnare il senso civico.” Infatti, non si fanno nomi, non si danno giudizi, si racconta, perché anche i giovani possano capire quel periodo buio vissuto in una terra bellissima dove c'è tanta gente perbene che vive di famiglia e di lavoro. Sì, lo ammetto, difendo sempre la Sicilia, perché sono convinta che sia ancora sana, nonostante tutto. Invece, tornando al film i grandi protagonisti del Maxiprocesso sono Sergio Rubini (presidente di giuria) e Massimo Popolizio (il giudice a latere). La data del processo si avvicina, ma i giudici popolari non si trovano. Avevano paura? È una domanda da farsi? Chi non l'avrebbe avuta, erano anni difficili. “La cosa più importante da raccontare era il punto di vista dei giudici, aggiunge la Infascelli-” questi uomini ci hanno ricordato che ci sono delle regole che vanno rispettate.
Da loro sono stati ascoltati tutti, senza mai creare polemiche. Ed è questa la forza del film”. Ma Sergio Rubini aggiunge: “può essere successo che anche i giudici hanno avuto paura, sono degli esseri umani come noi, e non personaggi di plastica messi alla prova. Non era stato facile decidere se condannare o assolvere 470 imputati. Mi ha colpito sapere qualcosa che non conoscevo, questa Camera di Consiglio, dove otto persone vivevano senza poter uscire, né poter avere contatti con l'esterno. Alfonso Giordano è l'uomo che ha avuto il coraggio di accettare questo lavoro, al contrario di altri. Fu un momento importante, che ha dato una svolta al Paese.”. Un film assolutamente da vedere, perché ti da la possibilità di giudicare, senza pregiudizi. Se la mafia esiste ancora, allora vale la pena di parlarne anche con un film che punta al “terrore” di incontrarla. “Ci è voluto un po' di tempo per girare questo film, ma abbiamo avuto il controllo di Pietro Grasso, chiarisce la regista, -”il lavoro di documentazione non è stato facile, ma c'erano dei passaggi a cui non si poteva rinunciare, come l'incontro e lo scontro tra i giurati. Ripeto: raccontiamo una storia diversa, il nostro non è il solito film sulla mafia”. La Camera di Consiglio uscirà al cinema dal 20 novembre con Notorious Pictures.




