Per regolamentare Internet "ormai c’è poco da fare se non tentare la via di una nuova e più incisiva normativa antitrust". È quanto afferma Mauro Masi, presidente di Banca del Fucino e delegato italiano alla proprietà intellettuale, in un’intervista a MF-Milano Finanza. Secondo Masi, la filosofia “anarcoide” del free internet e dell’open access, unita alla mancanza di regole decisa dagli Stati Uniti tra gli anni ’80 e ’90, ha generato rendite economiche, mediatiche e sociali senza precedenti nelle mani delle Over the Top (le grandi piattaforme tech come Google, Meta, Amazon e simili). Queste riflessioni sono al centro del libro di Masi "Promemoria. Un viaggio nella modernità, da Internet all’IA, e molto altro", edito da Class Editori, che analizza temi cruciali della contemporaneità: dal dominio delle big tech alle sfide dell’IA, passando per economia, proprietà intellettuale e altro. Un invito a imparare dal passato per governare meglio il futuro digitale. "L’Italia deve puntare a essere protagonista della rivoluzione dell’AI in Europa e nel mondo. Abbiamo risorse scientifiche ed economiche adeguate. Non a caso siamo stati il primo Paese europeo a integrare l’AI Act con una legge nazionale, entrata in vigore nell’ottobre 2025", ha affermato. E ancora: "Oggi i sistemi di AI autogenerativa - tipo ChatGpt e similari - si addestrano quasi esclusivamente su materiale protetto da copyright, generando contenziosi complessi a livello globale. Ritengo inevitabile una nuova definizione del diritto d’autore, che ritengo debba prevedere più spazio al fair use nella fase di acquisizione delle opere e tutela anche per i prodotti generati dall’AI, quando sia riscontrabile uno sforzo creativo autonomo".



