Un ritratto a tutto tondo dove è lo stesso protagonista che si racconta attraverso le sue intuizioni e i suoi successi, ma anche cadute e clamorosi ritorni. Umberto Bossi, l'uomo che inventò la Padania, è la biografia non autorizzata che i giornalisti Giampiero Rossi e Simone Spina portano in libreria (Zolfo Editore, 2026, pp. 272, € 19) a pochi mesi dalla morte del fondatore della Lega. Dalla provincia varesina ai palazzi del potere, la sua parabola attraversa mezzo secolo di storia italiana: da destabilizzante innovatore della politica a ministro della Repubblica. Bossi ha visto prima di tutti la crepa che si stava aprendo tra un pezzo importante della società italiana e l'empireo dei professionisti della politica. Ha sentito l'insoddisfazione, capito che la rabbia della gente del Nord era senza parole e le ha dato voce. Autodidatta, provocatore e abile costruttore di miti, il Senatùr ha inventato un linguaggio e un’identità capaci di cambiare il lessico della politica. Tra slogan incendiari, alleanze mutevoli e continui cambi di rotta: dalla secessione alle coalizioni con il centrodestra, dalla retorica anti-Roma alla lunga permanenza al governo. Sullo sfondo, una vita personale segnata da ambizioni, contraddizioni, fino alla malattia e alla progressiva distanza da un partito che, col tempo, ha smesso di assomigliargli. Un libro che ricostruisce l'ascesa, il potere e il declino di un leader che ha cambiato gli equilibri della politica italiana. Un libro senza sconti e senza celebrazioni, un accurato resoconto dalla prosa asciutta e documentata, con un uso certosino di fonti e testimonianze e la prefazione di Piero Bassetti, primo presidente della Regione Lombardia.



