A 45 anni ha già ricevuto tre gradi dell’Ordine al Merito della Repubblica e una Medaglia di Bronzo al Valor Civile. Ma davanti al nuovo riconoscimento Pasini non parla di successo: «Tutto parte dai sacrifici della mia famiglia. Mio padre mi ha insegnato che nella vita nulla è dovuto» Ci sono uomini che davanti a un’onorificenza raccontano ciò che hanno conquistato. E poi ce ne sono altri che, proprio nel momento del riconoscimento, sentono il bisogno di ricordare da dove sono partiti. Per Andrea Pasini, classe 1981, la nomina a Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana appartiene soprattutto alla seconda storia. Prima Cavaliere. Poi Ufficiale. Adesso Commendatore. E, accanto ai tre gradi dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, anche una Medaglia di Bronzo al Valor Civile, conferitagli per un gesto compiuto nel 2018 a Trezzano sul Naviglio. Quattro riconoscimenti istituzionali a 45 anni disegnano un percorso certamente particolare. Eppure, quando gli si domanda che cosa provi davanti all’ultimo titolo ricevuto, Pasini non pronuncia per prima la parola “orgoglio”. Pronuncia la parola mamma e papà.
«La prima persona alla quale ho pensato è stata mia madre e mio padre. Questo riconoscimento è il regalo più bello che potessi fare a loro e alla mia famiglia». Poi si ferma quasi a cercare le parole. Perché dietro una nomina ufficiale, questa volta, c’è una storia molto più privata. «Da bambino sognavo di diventare ufficiale dei Carabinieri» Il rapporto di Pasini con le istituzioni, racconta, viene da lontano. Da quando era bambino. «Ho sempre avuto un grandissimo rispetto per le istituzioni dello Stato. Non è qualcosa che ho scoperto da adulto o con il lavoro. È un sentimento che porto dentro fin da piccolo». Il suo sogno, allora, era un altro. Indossare una divisa. E non una qualsiasi. «Da ragazzo avevo un grande desiderio: diventare ufficiale dell’Arma dei Carabinieri. Era un sogno autentico. Provavo, e provo ancora oggi, una profonda ammirazione per chi sceglie di servire lo Stato e i cittadini che indossando una divisa». Poi, però, nella vita di un ragazzo arrivò qualcosa di più forte di un sogno. La famiglia,e da qui la scelta che cambiò tutto. Pasini era cresciuto osservando suo padre lavorare sodo.. Le giornate lunghe. Le preoccupazioni che spesso un figlio comprende soltanto molti anni dopo. La responsabilità di possedere un’azienda. I sacrifici fatti perché alla famiglia non mancasse nulla. E a un certo punto Andrea si trovò davanti a una scelta. Da una parte il sogno di entrare nell’Arma. Dall’altra quell’impresa che suo padre aveva portato avanti sacrificando una parte importante della propria vita. E per rispetto e riconoscenza scelse suo padre. «Vedevo i suoi sacrifici. Tanti, davvero tanti. Ho visto cosa significasse per lui portare avanti l’azienda, affrontare le difficoltà, assumersi ogni giorno la responsabilità delle persone che lavoravano con noi e della nostra famiglia». Fu allora che il progetto di vita cambiò. «Avrei voluto diventare ufficiale dei Carabinieri. Ma sentivo anche che intraprendere la strada dell’imprenditore e dare continuità a ciò che mio padre aveva costruito gli avrebbe fatto piacere. E avrebbe reso orgogliosa la mia famiglia».
Non parla di rinuncia. Oggi, guardandosi indietro, Pasini utilizza un’altra parola. Scelta. «Sono orgoglioso di averlo fatto. Naturalmente una parte di me conserverà sempre quel sogno di ragazzo. Ma rifarei la stessa scelta, perché la famiglia viene prima di tutto». Ma quel meraviglioso sogno , in qualche modo, non si è mai arenato. Eppure quel ragazzo affascinato dall’Arma dei Carabinieri non è completamente scomparso. Pasini sostiene anzi che, con il passare degli anni, abbia trovato un modo diverso di vivere quella stessa passione. «Forse non ho realizzato quel sogno nella maniera in cui lo immaginavo da bambino. Non sono diventato ufficiale dei Carabinieri. Ma credo di aver continuato a coltivarne lo spirito attraverso il rispetto assoluto che nutro per le istituzioni, per le Forze dell’Ordine e per tutte le donne e gli uomini che ogni giorno servono lo Stato». Una convinzione che acquista un significato particolare osservando uno dei riconoscimenti ricevuti. La Medaglia di Bronzo al Valor Civile. Quella sera a Trezzano sul Naviglio Era l’11 ottobre 2018. Pasini era alla guida quando notò tre persone a bordo di un’automobile muoversi con fare sospetto. Avvertì le Forze dell’Ordine. Ma non si limitò alla telefonata. Seguì l’automobile e riuscì a bloccarla fino all’arrivo dei Carabinieri, consentendo il fermo di due dei tre occupanti e il recupero della refurtiva presente nel veicolo. Non è il racconto di Pasini a certificare quell’episodio.
È la Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. Con decreto del Presidente della Repubblica del 7 giugno 2024 gli venne conferita la Medaglia di Bronzo al Valor Civile. La motivazione ufficiale si conclude con poche parole: «Grande esempio di prontezza e senso civico». Parole che, conoscendo quel vecchio sogno di ragazzo, assumono inevitabilmente un significato particolare. «Non mi sono mai considerato un eroe e non lo farò mai. Ho fatto quello che in quel momento sentivo fosse giusto fare. Il vero coraggio appartiene alle donne e agli uomini delle Forze dell’Ordine che affrontano situazioni di pericolo ogni giorno della loro vita». Cavaliere, Ufficiale e oggi Commendatore. Nel frattempo il rapporto con le istituzioni ha accompagnato anche il resto del suo percorso. Prima la nomina a Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Poi quella a Ufficiale. Infine il titolo di Commendatore. A questi si aggiunge la Medaglia di Bronzo al Valor Civile. Stabilire se Pasini sia in assoluto il più giovane italiano ad aver ottenuto questa precisa combinazione di riconoscimenti richiederebbe una certificazione istituzionale che, allo stato attuale, non risulta disponibile. Ma un dato rimane: raggiungere a 45 anni tre successivi molto prestigiosi dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e aver ricevuto contemporaneamente una decorazione al Valor Civile rappresenta un percorso istituzionale di particolare rilievo che probabilmente pochissimi ragazzi della sua età abbiano mai ricevuto. Pasini, però, respinge immediatamente qualsiasi tentazione di trasformarlo in un primato. «I record non mi interessano. E non vorrei mai che questi riconoscimenti venissero interpretati come medaglie da esibire. Per me significano soprattutto responsabilità». «Le istituzioni sono la casa di tutti noi» È quando parla dello Stato che il tono cambia. «Nutro un grandissimo rispetto per le istituzioni della Repubblica. Per me sono qualcosa che viene prima delle persone che temporaneamente le rappresentano. I governi cambiano, le maggioranze cambiano, gli uomini passano. Le istituzioni restano e appartengono a tutti gli italiani». È una distinzione alla quale tiene particolarmente. Rispettare lo Stato, nella sua visione, non significa rinunciare alle proprie opinioni. Significa riconoscere qualcosa che viene prima delle divisioni politiche. «Possiamo pensarla diversamente su tutto. Possiamo discutere, criticare e avere idee opposte. È la democrazia. Ma dobbiamo conservare il rispetto per la Presidenza della Repubblica, per le Forze dell’Ordine e per tutte le istituzioni democratiche. Sono il patrimonio comune che tiene insieme il Paese».
E forse è proprio per questo che l’ultima onorificenza ha per lui un significato particolare. Il valore dell’umiltà di Andrea Pasini. Parlando appunto con Pasini, una parola ritorna continuamente nelle sue risposte. Umiltà. Non quella dichiarata per convenienza, sostiene, ma quella imparata osservando una generazione per la quale il lavoro veniva prima delle celebrazioni. «Mio padre mi ha insegnato che nulla è dovuto. Che se vuoi qualcosa devi lavorare, sacrificarti e rispettare le persone. Mi ha insegnato soprattutto che qualsiasi risultato raggiungi non ti rende migliore degli altri». È questa, dice, la lezione che vorrebbe conservare più di ogni titolo. «Puoi diventare imprenditore, ricevere riconoscimenti, assumere incarichi importanti. Ma se perdi l’umiltà hai perso la cosa più importante. Il valore di una persona non si misura dai titoli che porta davanti al nome, ma da come tratta chi incontra quando nessuno lo sta guardando». Il successo ha senso soltanto se viene restituito Da qui nasce anche l’attenzione che Pasini dice di voler riservare a chi ha avuto meno possibilità di lui nella vita. «Sono stato fortunato e ne sono consapevole. Ho avuto una famiglia che mi ha insegnato valori sani e mi ha dato la possibilità di studiare e lavorare. Proprio per questo credo che chi ha ricevuto qualcosa dalla vita abbia anche il dovere morale di restituirne una parte a chi è stata meno fortunati di me». Per Pasini il successo, se rimane esclusivamente individuale, perde parte del proprio significato. «Essere imprenditore significa certamente creare valore, ma significa anche avere responsabilità verso i collaboratori, le loro famiglie, il territorio e la società. E significa non voltarsi dall’altra parte davanti a chi è stato meno fortunato».
Un figlio prima di un Commendatore. Alla fine dell’intervista il discorso torna inevitabilmente al punto dal quale era cominciato. Suo padre. È curioso: si parla di una delle più importanti onorificenze ricevute nella sua vita e Pasini continua a raccontare un’altra persona. Forse perché, per lui, la storia è proprio questa. Un ragazzo che sognava di diventare ufficiale dei Carabinieri. Un padre che lavorava duramente per mandare avanti un’azienda. Un figlio che osservava quei sacrifici e che, arrivato il momento di scegliere la propria strada, decise di mettere da parte quel sogno per continuare ciò che la famiglia aveva costruito. E molti anni dopo, quello stesso figlio si ritrova Cavaliere, Ufficiale e Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, oltre che Medaglia di Bronzo al Valor Civile. «Non rimpiango la mia scelta. Sono profondamente orgoglioso di essere diventato un imprenditore non verto per meriti ma per i numerosi sacrifici di mio padre e di aver dato continuità all’azienda di famiglia. E quel sogno che avevo da bambino, in qualche maniera, continua a vivere nel rispetto e nell’amore che provo per le istituzioni dello Stato e per chi le serve ogni giorno». «Questo Commendatore non lo sento soltanto mio. Lo sento di mio padre, di mia madre, della mia famiglia e di tutte le persone che mi hanno accompagnato. Se sono arrivato fin qui è perché qualcuno, molto prima di me, ha fatto sacrifici affinché io potessi avere delle possibilità». E forse il senso più profondo di questa storia è racchiuso proprio qui. Le onorificenze raccontano ciò che la Repubblica ha voluto riconoscere ad Andrea Pasini.




