«In Europa servono scelte concrete per salvare l’automotive. Non lo dico per pessimismo, lo dicono i numeri». Così il Cav. Marco Bonometti, Presidente del Gruppo OMR Automotive, azienda leader nella progettazione e produzione di componenti strutturali, nel corso del suo intervento al Tavolo di [http:/#FORUMAutoMotive]#FORUMAutoMotive, tenutosi il 13 ottobre presso la sede dell'Automobile Club Milano.
Dal 2019 l’Europa produce 3,7 milioni di veicoli in meno, l’Italia ha quasi dimezzato la produzione e i marchi cinesi sono passati dal 2% al 10% del mercato: «Si è deciso dove arrivare senza chiedersi con quale energia, con quali fabbriche e con quali lavoratori», ha evidenziato Bonometti commentando i dati.
Il primo nodo posto sul tavolo è stato quello dell’energia: in Italia l’elettricità costa 115 euro al megawattora, in Francia 61: «Non si può chiedere all’industria di elettrificare e poi venderle l’elettricità più cara d’Europa». Sulla transizione, Bonometti è stato netto: «L’obiettivo ambientale non è in discussione, il metodo sì. Le regole le ha scritte Bruxelles e le quote di mercato le ha prese la Cina». Per il 2030 servirebbe l’80% di auto elettriche, le previsioni dicono 40%. «Così non si guida una transizione: si programmano le multe», ha affermato. La richiesta è una neutralità tecnologica vera, con le emissioni misurate sull’intero ciclo di vita: «Altrimenti non è una transizione: è una dismissione», ha sottolineato il Presidente di OMR Automotive. Sì al vincolo del 70% di componenti europei per accedere agli incentivi, «non è protezionismo, è buon senso», purché sia calcolato sul valore reale e valga per tutti. Lo stesso per i dazi: «Servono, ma da soli non sono una politica industriale – ha osservato Bonometti -. Chi vuole vendere e produrre in Europa deve avere gli stessi obblighi». Sul lavoro: «Il problema non sono i salari, è quello che ci sta sopra». Per il vertice di OMR servono un taglio strutturale del cuneo fiscale e un fondo per riqualificare chi oggi lavora sui motori tradizionali: «Quelle persone vanno formate e accompagnate, non lasciate a casa». E sulla burocrazia: «Il costo vero è l’incertezza. Con regole che cambiano a ogni legislatura non investe nessuno». «Queste non sono richieste di parte – ha concluso Bonometti -. Sono le condizioni minime per continuare a investire, produrre e assumere in Europa. Se queste scelte si fanno, l’Europa resta un continente che le auto le produce. Se non si fanno, diventerà un mercato dove le auto si comprano soltanto».




