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Matteo Renzi firma per Salvini. Retroscena: anche la Boschi spiazzata, cosa c'è dietro l'accelerazione

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Non andrà al gazebo della Lega. Ma Matteo Renzi firmerà i referendum di Matteo Salvini sulla giustizia. "Domattina (mercoledì 21 luglio, alle 11,30, ndr) vado nella sede dei Radicali e firmo", annuncia il leader di Italia Viva lunedì sera, durante la presentazione del suo libro Controcorrente in provincia di Brescia. E mentre Maria Elena Boschi, sua compagna di partito, negli stessi minuti nicchiava un po' imbarazzata in studio a In Onda Estate ("Ci devo ancora pensare"), l'ex premier decide di pigiare sull'acceleratore e dare un altro bel colpo alle sicurezze del Pd e di Enrico Letta

 

 

 



Nelle ore in cui si consuma lo scontro totale tra il segretario dem e Salvini sul Ddl Zan  ("Con lui non tratto", ha spiegato sprezzante Letta dandogli di fatto del razzista e omofobo in quanto alleato dell'ungherese Orban in Europa), la scelta di Renzi non può essere un caso. Un messaggio, invece, lo è: sulla giustizia è sicuramente più facile trovare un terreno comune con la Lega e nel centrodestra in generale che con i 5 Stelle o certo Pd che Matteo etichetta ironicamente come "sesta stella" del Movimento. E chissà, come sospettava Pier Luigi Bersani facendo irritare non poco la stessa Boschi, che l'intesa con Salvini sulla giustizia e il Ddl Zan non sia la base per un accordo politico ancora più significativo, quello per l'elezione del prossimo presidente della Repubblica. Il sospetto, a sinistra, è che gli abboccamenti tra gli ex nemici siano il preparativo per mettere in minoranza il Pd nella partita del dopo-Mattarella e sottrarre ai dem la storica golden share della sinistra sul Quirinale. Che poi questo patto, come azzarda Bersani, si concretizzi anche in un nuovo scenario politico, un grande centro-destra per tagliare fuori M5s e Pd a sinistra e Meloni a destra, è tutto da vedere. 

 

 

 

 

 

 

"Lo farò pensando a Enzo Tortora, non a Salvini", precisa Renzi per sminare il campo dalle polemiche, che sicuramente pioveranno sulla sua testa. Ma sulla giustizia serve coraggio: "É una guerra che dura da trent'anni, quella tra magistratura e politica. Da Tangentopoli ad oggi. C'è una contrapposizione che è arrivata all'estremo con Bonafede, un dj più che un ministro". E sulla riforma della ministra della Giustizia Marta Cartabia, si consumerà il prossimo stappo tra Italia Viva e l'ex casa madre, sempre più in orbita Conte. "Da boyscout di provincia mi hanno fatto diventare un gangster internazionale - è l'amara ironia di Renzi, che ricorda come dietro l'inchiesta sulla sua fondazione Open ci sia "lo stesso procuratore che ha arrestato i miei genitori, portato a processo mio cognato, indagato me. Manca solo mia nonna, che ha centoun anni". 

 

 

 

 

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