La battaglia sul referendum costituzionale che dovrà confermare o bocciare il testo che, tra l’altro, introduce la separazione delle carriere tra pm e giudici, è cominciata. A suon di manifesti, per ora. Dopo, infatti, i giganteschi manifesti del comitato per il No, apparsi nelle principali stazioni, che hanno sollevato moltissime polemiche per i messaggi a dir poco fuorvianti rispetto al contenuto della legge (uno recitava: «Vorresti giudici che dipendono dalla politica? No») il sì ha risposto con un manifesto che fa il verso a quello. La campagna, per ora, è sui social e punta, spiegano gli ideatori, a riportare il dibattito pubblico sul merito della riforma, ristabilendo la verità contro le falsità. Nella parte in alto si legge una scritta: «Se i manifesti del No dicessero la verità». Sotto, si riprende, per grafica e formato, il manifesto del comitato per il No.
Solo che la scritta è questa: «Vorresti magistrati che pagano per i propri errori?». A fianco spunta Cesare Parodi, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, che sorregge un cartello con un grande “No”. La spiegazione è nel contenuto del post: «Ecco», si legge, «come apparirebbe il manifesto del comitato del No dell’Anm se dicesse la verità. Il vero motivo per cui vogliono che votiate no non è per mantenere l’indipendenza dei magistrati, che è sacrosanta e infatti viene garantita dalla riforma. Ma è perché non vogliono che chi sbaglia paghi. Ossia per loro che tutto rimanga come è sempre stato. Con il Sì invece la musica cambia. La verità fa male. Ma è giusto dirla».

Il Comitato del Sì ribadisce, poi, che l’indipendenza della magistratura non è in discussione ed è pienamente garantita. Che la separazione delle carriere interviene, invece, sulla distinzione delle funzioni e sul principio di responsabilità, rafforzando l’equilibrio tra i poteri dello Stato. «Gli elettori», concludono, «hanno diritto a informazioni corrette. Il referendum pone una scelta netta e va affrontato nel merito». Se le prime schermaglie riguardano i manifesti, nei prossimi giorni si entrerà nel vivo con eventi che impegneranno testimonial dell’una e dell’altra parte. Si comincia sabato a Roma dove, al Centro Congressi Frentani, i principali leader del campo largo (la segretaria del Pd Elly Schlein, il presidente del M5S Giuseppe Conte e i leader di Avs Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli) saranno presenti al lancio della campagna per il No. Mancherà, invece, il centro del centrosinistra (Matteo Renzi per Italia Viva, che ha lasciato libertà di voto, Carlo Calenda per Azione e Riccardo Magi per +Europa, che sono per il sì). L’iniziativa è promossa dal comitato “Società civile per il No al referendum costituzionale”, presieduto da Giovanni Bachelet, già parlamentare dell’Ulivo. È stato lui, prima delle festività natalizie, a ottenere la disponibilità dei leader del centrosinistra, finora stranamente defilati. Il fatto è che i sondaggi finora favorevoli al sì hanno suggerito di non puntare eccessivamente su una partita dall’esito così incerto.
Referendum giustizia, lo spot-farsa? La contromossa dei magistrati per il "Sì"
Quanto stanzia l’Anm per la costosissima campagna per il No del suo comitato referendario, contro la quale sono pr...Ora, però, il tempo stringe. Specie se, come sembra, il referendum sarà il 22 marzo. Del resto, anche l’altra parte darà il via alle danze. Oggi pomeriggio a Roma si riunisce il Comitato Giustizia Sì, fondato dal Partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin. Ma l’evento clou del fronte del Sì - che idealmente risponderà all’evento di sabato - sarà lunedì alla Palazzina Reale Firenze, dove si terrà l’evento dal titolo “La sinistra che vota sì”, iniziativa promossa da Libertà Eguale, associazione che riunisce i liberal di centrosinistra. Apertura autorevolissima con Augusto Barbera, ex presidente della Corte Costituzionale dopo essere stato parlamentare per tanti anni. Poi interverranno volti e personalità che hanno segnato il centrosinistra di questi decenni: Enzo Bianco, Anna Paola Concia, Claudia Mancina, Tommaso Nannicini, Giovanni Pellegrino, Claudio Petruccioli, Cesare Salvi, oltre a Benedetto della Vedova e a Enrico Costa. La chiusura sarà affidata agli ideatori, entrambi nomi ben conosciuti nel Pd: l’ex parlamentare Stefano Ceccanti e l’ex viceministro Enrico Morando.




