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Referendum Giustizia, Carlo Fusaro: "Una sinistra coerente deve sostenere il Sì"

di Elisa Calessisabato 10 gennaio 2026
Referendum Giustizia, Carlo Fusaro: "Una sinistra coerente deve sostenere il Sì"

3' di lettura

Professore Fusaro, a due giorni dalla vostra iniziativa (“La sinistra che vota sì”), scende in campo l'artiglieria pesante del campo largo: Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni lanciano oggi a Roma la campagna per il No. Cosa ne pensa? 
«Penso che sbaglino perché, invece di valutare il merito della riforma, fanno una scelta essenzialmente di schieramento. Se poi ci sono motivi seri per avversare la riforma, cercheremo di capirli, però a sinistra c’è una lunga storia a favore della separazione delle carriere come completamento della riforma del processo accusatorio. Per questo, da uomo di sinistra, sono deluso».

Chi parla è Carlo Fusaro, costituzionalista, già professore ordinario di diritto pubblico, e presidente del Comitato scientifico di Libertà Eguale, l’associazione di riformisti e liberal che lunedì a Firenze raccoglie chi, a sinistra, è per il sì.

Vi diranno che dividete la sinistra. Cosa risponde?
«La questione sollevata nel referendum è di contenuto. Il costituente ha voluto l’istituto del referendum proprio per demandare al corpo elettorale certe scelte. Se dovesse prevalere su tutto lo schieramento parlamentare, non ci sarebbe motivo di far ricorso al referendum».

Mi dica due motivi per votare sì.
«Primo perché il processo accusatorio, che è il modello processuale dei Paesi liberal democratici, presuppone l’assoluta parità, davanti al giudice terzo, delle parti. Essenziale è che il giudice non abbia nulla a che fare con l’avvocato della difesa e con il pm. Secondo argomento è la costruzione dei due nuovi Csm basata sul meccanismo del sorteggio, che fu proposto per la prima volta da alcuni magistrati una quindicina di anni fa, e dà maggiori garanzie di un Csm indipendente dalle correnti, diversamente dal funzionamento degli ultimi 50 anni».

Clemente Mastella, che è stato ministro della Giustizia e poi oggetto di un lungo procedimento giudiziario, da cui poi è stato scagionato, ha detto che i giudici sono già terzi.
«Il guaio è che nel nostro sistema giudiziario, come si è sviluppato negli anni, conta moltissimo la fase iniziale, quella delle indagini preliminari. Anche se dopo dieci anni arriva l’assoluzione, è lì che le persone più esposte pubblicamente vedono la propria vita rovinata. A tutela dei cittadini è giusto che soprattutto il giudice delle indagini preliminari si senta terzo e libero da influenze mediatiche».

Quale messaggio volete lanciare lunedì a Firenze?
«Il messaggio è nel titolo: “La sinistra che vota sì”. Vogliamo far sapere che c’è una sinistra intenzionata a votare sì e che raccoglie anche partiti o minoranze di partiti, forze non trascurabili».

La classe dirigente del Pd secondo lei che farà?
«Non posso sapere nel segreto dell’urna cosa faranno, penso, però, che nel segreto dell’urna tanti saranno divisi tra seguire le indicazioni del partito ed essere coerenti con quello che hanno sostenuto negli ultimi 30 anni».

E gli elettori del Pd?
«Se vediamo i sondaggi, sembra che l’opinione pubblica favorevole al referendum superi i confini del centrodestra. Sono questioni tecnicamente piuttosto complesse che sarebbe stato auspicabile non fossero sottoposte a referendum».

Perchè?
«I referendum in generale si prestano a manipolazioni, ma in questo caso il distacco tra merito e propaganda può essere molto profondo. Penso ai manifesti del comitato del No che parlano di magistrati sottoposti alla politica, cosa che non c’entra nulla con il contenuto della riforma».

Cosa pensa del fatto che l’Anm si è schierata così decisamente?
«Lo trovo altamente inopportuno. Inopportuno aver promosso un comitato referendario, doppiamente inopportuno aver stabilito la sede nella Corte di Cassazione, triplamente inopportuno fare iniziative a favore del no in sedi giudiziarie».

Non teme l’accusa di aiutare, con le vostre iniziative, il governo Meloni?
«Io sono stato un modesto protagonista della campagna referendaria della riforma Renzi-Boschi, sono convinto che molti si sono pentiti nel 2016 di aver votato seguendo gli schieramenti politici invece che il merito. I referendum si votano sul merito. La domanda è una: meglio la separazione delle carriere o no? Tutto il resto non mi interessa».

Lo scrittore Maurizio De Giovanni, intervistato da Repubblica, ha detto che la riforma serve “a chi vuole alterare i poteri dello stato”. Cosa risponde?
«Gli chiederei di spiegarmi come e perché».

Altro argomento dei fautori del no è che si attenta all’autonomia della magistratura.
«Mi si indicasse come e perché, visto che le garanzie che oggi prevede la Costituzione non sono intaccate. L’unica differenza è che ci sono due carriere e due Csm. Anzi, da un’attenta analisi l’autonomia dei pm è rafforzata. Nel testo modificato, si nominano espressamente i magistrati inquirenti, oltre che i giudicanti. La norma difende i pm da qualsiasi tentativo di minarne l’autonomia».