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I cattolici del Sì (giusto) temuti dai signori del No

Referendum, anche Buttiglione e Formigoni a favore della riforma della giustizia: un segnale importante
di Francesco Damatomercoledì 11 febbraio 2026
I cattolici del Sì (giusto) temuti dai signori del No

3' di lettura

Vi ricordate Rocco Buttiglione, 78 anni a giugno, amico e devoto di più Pontefici di Santa Romana Chiesa, l’ex ministro che Silvio Berlusconi tentò da Palazzo Chigi di mandare alla Commissione europea, a Bruxelles, dove però inciampò nella bocciatura parlamentare perché prevenuto -dissero- verso gli omosessuali da lui considerati peccatori? E Roberto Formigoni, 79 anni da compiere a marzo, già governatore della Lombardia, pappa e ciccia con Comunione e Liberazione, pregiudicato negli archivi di chi non gli perdona di essere tornato in libertà dopo avere scontato la pena per corruzione? E Paola Binetti, 83 anni da compiere, coetanea di Marcello Pera, l’ex presidente forzista e laico del Senato, amico personale del compianto Papa Ratzingher, tanto da confezionare insieme un libro di discorsi e riflessioni? E il cardinale Camillo Ruini, che fra otto giorni compirà 94 anni e conserva ancora la voglia e la lucidità delle parole e dei ricordi?

Vi risparmio altri nomi non perché minori ma per non esaurire lo spazio con l’elenco dei cattolici espressisi per il sì referendario, fra convegni e interviste, alla riforma della magistratura. Anzi, per un sì “giusto”, come giusto peraltro è chiamato il processo nell’articolo 111 della Costituzione riscritto nel 1999 per vincolarlo a un “contraddittorio tra le parti in condizioni di parità, davanti a un giudice terzo e imparziale”. Formulazione dalla quale non solo il Guardasigilli in carica Carlo Nordio ma persino l’ex magistrato simbolo della stagione giudiziaria delle “Mani pulite” Antonio Di Pietro- che in tribunale gridava anche con le mani e con gli occhifanno derivare la separazione delle carriere dei giudici e dei pubblici ministeri sottoposta al referendum del 22 e 23 marzo. E di tutto ciò che a sua svolta ne consegue fra Consigli superiori della magistratura anch’essi separati e Alta Corte di giustizia per non lasciare soli i magistrati a giudicarsi fra di loro, con una disciplina domestica che è un altro unicum italiano dai giorni, spero, contati.

Ebbene, questi cattolici del sì persino giusto, per le reazioni suscitate dalle cronache che li hanno riguardati sembrano diventati un’altra ossessione dei signornò referendari. Che si sono svegliati dal sogno, torpore e quant’altro di certi parroci e simili aperti al no referendario volantinati fuori e dentro le chiese, già prima che la cattolica ex ministra e altro ancora Rosy Bindi condividesse la guida della campagna contro la riforma e si portasse appresso altri nomi di peso del suo mondo.

Un torpore che aveva indotto i signornò, tanto da procurarsi una smentita ufficiale, a scambiare di recente per un invito al sì quello del presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale di Bologna Matteo Maria Zuppi, semplicemente a votare, a non disertare le urne come ormai fa la maggioranza degli elettori iscritti o militanti del partito dell’astensionismo.

I cattolici del sì - semplicemente del sì, risparmiandoci anche l’aggettivo di Buttiglione e amici - sono dai signornò più temuti, se non odiati, della “sinistra del sì” impersonata dal presidente emerito della Corte Costituzionale Augusto Barbera e amici o ex compagni di partito. Tolgono loro maggiormente il sonno perché la fede dei cattolici è più trasversale, più incisiva della fede e militanza di sinistra, viste le condizioni alle quali quest’ultima è stata ridotta da quelli che ne furono e ancora si considerano i rappresentanti più quotati e qualificati, persino sul piano morale, di una sinistra del passato finita tra le macerie del muro di Berlino e, particolarmente in Italia, tra le maglie del giustizialismo, a rimorchio dei magistrati più debordanti e della loro associazione.