«Andare oltre appartenenze politiche e contrapposizioni ideologiche, guardando semplicemente al merito del quesito». È l’invito di Giorgia Meloni in vista del 22 e 23 marzo. A conferma del fatto che voto referendario e voto politico sono due cose diverse, la premier pubblica online il video di Stefano Ceccanti, della Sinistra per il Sì. «Costituzionalista ed ex parlamentare del Pd, sicuramente non tacciabile di essere un mio sostenitore o elettore». Lì Ceccanti spiega, in pochi secondi, perché la riforma dell’ordinamento giudiziario meriti di essere confermata dagli elettori.
Assonanze che si sono viste anche ieri mattina. Quando il pannelliano (e poi piddino e renziano) Roberto Giachetti è sceso dal palco per lasciare il posto al cattolico Alfredo Mantovano, sottosegretario di palazzo Chigi: scena impossibile in qualunque altra circostanza. Come gli applausi che avvocati venuti da ogni parte d’Italia hanno tributato ai pubblici ministeri che li arringavano (con tanto di ovazione per Gennaro Varone, sostituto procuratore a Pescara: tra poco vediamo perché). Miracoli del referendum per tagliare gli artigli alle correnti della magistratura e introdurre il principio della responsabilità in una categoria che ne è immune: obiettivi comuni alla maggioranza, alla sinistra liberale, alla gran parte dell’avvocatura e a quel gruppetto di magistrati che hanno il coraggio di metterci la faccia.
È successo alla manifestazione con cui l’Unione delle Camere penali ha concluso la campagna referendaria nazionale. Pacifica e col sorriso: agli antipodi del corteo in cui, poche ore dopo, i militanti del «No sociale» hanno bruciato le immagini di Meloni e Carlo Nordio. Piazza Santi Apostoli piena, entusiasmo sincero e non di facciata: buoni segnali per un voto che si annuncia combattuto fino all’ultima scheda. Da oggi la mobilitazione dell’avvocatura prosegue su scala locale.
Mantovano è tra i primi a parlare. Spiega che l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati «sono minacciate dal meccanismo delle correnti», non dalla riforma. La quale «non realizza, come leggiamo su qualche striscione, la subordinazione della giustizia alla politica, ma l’esatto contrario». Perché oggi «sono tanti i magistrati che lavorano sette giorni su sette, dodici ore al giorno, spesso saltando i fine settimana e qualche giorno di vacanza, e non è giusto che vengano sopravanzati, in nome del vincolo correntizio, da chi non lavora neanche dodici ore al mese».
Concetti su cui Mantovano torna poco dopo, quando la manifestazione è finita, replicando a Giuseppe Conte. Parlando a Sky Tg24 il capo dei Cinque Stelle ha detto che, se vincono i No, al governo «prendono un calcio in faccia dai cittadini ed è chiaro che crolla tutto». Il sottosegretario risponde che Conte confonde il referendum con le elezioni politiche. «Nel rispetto degli elettori italiani, inclusi coloro che votano per il M5S», gli dice, «mi permetto di ricordare che il voto del prossimo fine settimana è tra chi vuole il cambiamento e la modernizzazione del sistema giudiziario e chi si ostina a difendere la casta delle correnti, in danno della maggioranza dei magistrati».
Giachetti, poco prima, ha ridotto la questione ai suoi termini essenziali. «Se l’arbitro che deve andare a condurre una partita entra nello spogliatoio di una o dell’altra squadra, non è un arbitro che garantisce l’una o l’altra squadra. Mi dicono: “Ma queste sono bambinate”. Sarà una bambinata, ma è la realtà dei fatti. E siccome la realtà dei fatti è così semplice, si è iniziata a creare attorno a questo referendum una varietà di “stronzate”, che hanno ridotto la possibilità per i cittadini di capire di cosa parlavamo».
L’avvocato Emilia Rossi, di Europa Radicale, ricorda che «questa non è una riforma di destra, è una riforma liberale. E il fatto che venga da un governo di destra è dovuto alla paradossale circostanza che la sinistra, che pure ha sostenuto la separazione delle carriere, non ha mai fatto niente per portarla fino in fondo».
L’eroe della piazza è il pm Varone.
«Mai avrei pensato di dovermi schierare accanto agli avvocati, soprattutto penalisti», esordisce ridendo. «Sapete perché questa riforma è così invisa alla mia categoria? Perché le chiede di rinunciare ai privilegi in cambio dei doveri. Questa è la verità», scandisce. Termina lanciando un appello ai giovani: «Chi vi chiede di votare No dicendovi che così state difendendo la Costituzione, vi sta chiedendo di difendere gli interessi di pochissimi individui, gli interessi di un sistema di potere incartapecorito fondato su prassi inconfessabili». Poi parla Anna Gallucci, sostituto procuratore a Pesaro: «Il testo della riforma non sottomette la magistratura alla politica, non scredita la magistratura, ma la eleva. Le restituisce la dignità che merita e che voi avvocati state custodendo».
Referendum, Meloni pubblica il video dell'ex dem Ceccanti: "Perché votare Sì", lezione alla sinistra
"Il professor Ceccanti, costituzionalista ed ex parlamentare del Partito Democratico, sicuramente non tacciabile di...I fischi sono tutti per l’Anm, ogni volta che viene nominata, e ancora di più per l’avvocato Enrico Grosso, presidente onorario del comitato “Giusto dire No”. Il penalista Valerio Spigarelli lo attacca frontalmente: «Il professor Grosso ci viene a dire che il loro comitato non è l’Anm. Strano.
Hanno il tesoriere che è dell’Anm, hanno i membri del consiglio direttivo che sono dell’Anm, hanno la sede che è dell’Anm. Professor Grosso, se un’amenità di questo genere lei la dice in un tribunale, in un caso di intestazione fittizia, i suoi amici giudici si mettono a ridere». Gli avvocati schierati per il No, infierisce Spigarelli, «non parlano della separazione delle carriere, parlano della carriera: la loro».
Anche il presidente dell’Unione delle Camere penali, Francesco Petrelli, chiama in causa Grosso e tutti i «distratti custodi della Costituzione», come Lilli Gruber: «Leggetela, la Costituzione. Vi è forse sfuggito l’articolo 24? Vi è forse sfuggito l’articolo 27? Vi è sfuggito l’articolo 111? E quando, invece, noi abbiamo chiesto loro in quale articolo della nostra Costituzione fosse scritta la parola “correnti”, non hanno saputo rispondere».




