"Per chi come noi ha vissuto questa tragedia, io questo referendum lo aspetto non da Giorgia Meloni, lo aspetto da 5, 10, 15, 20 anni". Gaia Tortora, ospite di Nicola Porro a Quarta repubblica su Rete 4, dice la sua sul referendum sulla giustizia. Anche per il suo vissuto personale, con l'arresto senza motivo e spettacolarizzato del padre Enzo Tortora, grande presentatore vittima forse del più grande, scandaloso caso di malagiustizia della storia recente italiana, Gaia voterà convintamente sì, e non certo per retropensieri politici.
"Non mi importa nulla chi c'è al governo, non me ne importa proprio nulla - ripete la giornalista di La7 -. E' un'altra storia, è diverso, e così dovrebbe essere compreso dalle persone, anche quelle che ancora oggi sono indecise o pensano di non andare a votare perché non ne vale la pena".
Prima di lei, aveva parlato in trasmissione anche la premier stessa, Giorgia Meloni. "Io davvero invito i cittadini ad andare a votare guardando il merito della riforma. Perché questa non è una riforma di destra, non è una riforma di sinistra, è una riforma di buon senso. E tutte le persone di buon senso, che siano di destra o di sinistra, devono cogliere l'occasione di modernizzare questa nazione".
"Io intendo arrivare alla fine della legislatura e farmi giudicare dagli italiani sul complesso del lavoro che ho fatto. Quindi non avrebbe senso che io mi dimettessi, anche nel caso di vittoria del no. Ma questo a maggior ragione dovrebbe convincere chi è d'accordo con la riforma e la sinistra cerca di convincere dicendo andate a votare no contro la Meloni, che non ha senso farlo perché tra un anno puoi andare a votare contro la Meloni e mandare a casa la Meloni, se hai la maggioranza, ovviamente".
"Ma intanto oggi non si vota sulla Meloni, si vota sulla giustizia. E se tu oggi voti no per mandare a casa la Meloni, ti ritrovi la Meloni che rimane al suo posto, eppure una giustizia che continua a non funzionare. Non mi sembra, diciamo, un grande affare. Conviene andare a votare intanto per portare a casa una riforma della giustizia e migliorare lo stato della giustizia in Italia, indipendentemente da chi dovesse andare al governo fra un anno".
"Sul fatto che moltissimi magistrati votano sì e non lo dicono, lo posso confermare - ha aggiunto Meloni -. Ci sono molti, molti più magistrati che votano sì di quelli che lo dichiarano. Perché scelgano di non dichiararlo chiaramente bisogna chiederlo a loro. Ma certamente ci si deve interrogare, quando qualcuno ritiene di non essere libero di esprimere il proprio pensiero. Lo dico perché chi oggi sostiene le tesi del 'No' dice che lo fa anche per difendere la Costituzione. Articolo 21 della Costituzione: tutti hanno diritto a esprimere liberamente il proprio pensiero, sottinteso, non c'è scritto esplicitamente, senza ripercussioni. Quindi evidentemente se alcuni non lo dichiarano è perché probabilmente temono delle ripercussioni".
"Io questo referendum lo aspetto da anni, non mi importa nulla chi c'è al governo."#Tortora#quartarepubblica pic.twitter.com/c22ngNMJIB
— Quarta Repubblica (@QRepubblica) March 16, 2026




