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Mike Bloomberg pronto a tornare in campo come "terza forza"

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Glauco Maggi
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Anche MIke Bloomberg ha paura di Elizabeth Warren presidente. Via via che i sondaggi mostrano la risalita della senatrice del Massachusetts (che comunque, ad oggi 15 ottobre, e' ancora 6 punti dietro Biden nella media dei sondaggi RCP) l'ex sindaco di New York riconsidera la possibilita' di candidarsi presidente. La sua ostilita' all'altro grande neworkese ora alla Casa Bianca e' ben nota, e infatti si era iscritto a inizio anno al partito Democratico per partecipare alle primarie per la nomination. Poi. a marzo, aveva annunciato di rinunciare, perche' aveva capito che il partito andava troppo a sinistra e gli elettori delle primarie DEM non avrebbero accettato il suo messaggio moderato. Allora, pero', si dava per sicura la vittoria di Joe Biden, che appariva come un centrista ‘obamiano' accettabile per lui, e soprattutto in grado di battere Trump nel 2020. Mese dopo mese, prima per le sue ridicole gaffe e poi per l'esplosione degli scandali ben piu' seri degli affari ucraini e cinesi del figlio Hunter Biden mentre era vicepresidente, Joe ha perso lo smalto e la credibilita' che godeva tra i DEM. Piu' di un finanziatore storico si e' raffreddato e si e' messo alla finestra. Se la sua posizione in testa al gruppo si indebolira' ancora fino a convincerlo al ritiro, Bloomberg vuole essere pronto a rientrare in corsa. I media che hanno riportato la notizia della sua “tentazione” si sono moltiplicati nelle ultime ore, da CNBC al New York Post, dal New York Magazine ai siti di gossip politico come Slate. La condizione che tutti citano e' la fuoriuscita di Biden dalla gara, e quindi la decisione non sara' imminente. Infatti Biden, anche se azzoppato dall'accusa del conflitto di interesse generato dai 50mila dollari mensili pagati al figlio Hunter per 5 anni dalla Burisma, societa' del gas ucraina, mostra di voler vendere cara la pelle. Lunedi' ha fatto combinare una intervista lattemiele alla TV amica ABC, in cui il figlio Hunter ha rivendicato totale innocenza nella sua condotta in Ucraina e Cina e ha respinto la “teoria cospiratoria” di Trump: Hunter ha sostenuto, senza ridere, che ha avuto soldi e cariche a Kiev e Pechino per meriti suoi e non perche' era il figlio del vicepresidente USA. Il problema e' che nessuno ci crede in America, neppure tra i Democratici. Certo non ci crede Bloomberg, e infatti girano le voci della sua ridiscesa in campo. La probabilita' e' che Mike decidera' di correre come “terza forza”. Per due motivi, entrambi validi. Il primo e' politico: dovesse cercare la nomination come iscritto Democratico, dovrebbe cercare i voti in un un elettorato militante di sinistra che oggi schiera socialisti di nome (Bernie Sanders) e anticapitalisti di fatto (dalla Warren a molti altri che appoggiano idee radicali come la salute gratis per tutti e il Green New Deal di Ocasio Cortez). Impossibile averli. Il secondo motivo e' pratico: si stanno avvicinando le scadenze per iscriversi alle primarie DEM nei vari Stati (in Georgia l'ultimo giorno e' oggi 15 ottobre) e quindi non resta che l'opzione di partecipare come “partito” indipendente. Magari alleandosi a un Repubblicano NeverTrump nel ticket, oltre che fare affidamento per il voto nazionale sui centristi, gli indipendenti e i Democratici moderati, orfani di Biden. Oltre ai sondaggi classici, che domineranno nei media nei mesi a venire e determineranno le sorti di Joe Biden e di Bloomberg, bisognerebbe pero' anche fare piu' attenzione a un‘altra chiave di lettura dei trend, quella fornita dalle societa' di scommesse. Li', la gente mette dollari veri sui nomi, invece di limitarsi a dire il proprio parere a un sondaggista che telefona a casa. Ecco alcune quote date dalla societa' di John Phillips, riportate da Cindy Adams sul New York Post. Per vincere un dollaro, gli scommettitori stanno puntando in queste ore 52 cents sulla nomination di Warren, il doppio che mettono su Biden. Su Andrew Yang scommettono 10 cents e su Buttigieg 7. C'e' pure chi non crede a Hillary che non si candida, e mette 17 cents sulla sua nomination. E su Trump? Si puntano 71 cents se si crede che sara' impeached dalla Camera, ma per la chance che il Senato lo cacci (con almeno 67 voti su 100) dalla Casa Bianca bastano 17 centesimi. Vuol dire che l'America e' (quasi) convinta che Trump arrivera' al voto del novembre 2020 come presidente. A proposito, Donald e' il favorito per la vittoria finale: per vincere un dollaro bisogna mettere ben 57 centesimi, con la prospettiva di guadagnarne 43. di Glauco Maggi

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