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Vaticano attacca la stampa: certi giornalisti imitano Dan Brown

Il segretario di Stato Bertone contro la "tendenza ad inventare favole". "I documenti pubblicati? Violazione della privacy"

Lucia Esposito
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Negli ultimi mesi sono cadute molte ombre sul Vaticano. Sulla vicenda interviene, dalle pagine di Famiglia Cristiana, anche il segretario di Stato Tarciso Bertone che definisce la pubblicazione delle carte sottratte nell'Appartamento Pontificio come una violazione di  "un diritto costituzionalmente garantito in Italia". Secondo Bertone "non si può invocare il "diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero" previsto dall'articolo 21 della Costituzione "per abbattere un altro articolo della medesima Costituzione" e cioè, ricorda a Famiglia Cristiana, l'articolo 5 che recita: "la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili". Poi interviene sul presunto coinvolgimento di cardinali nella vicenda e precisa:  "Personalmente non ho alcun segnale di coinvolgimento di cardinali o lotte fra personalità ecclesiastiche per la conquista di un fantomatico potere".  Attacco alla stampa  Il porporato ridimensiona molto la portata della fuga di notizie e documenti dall'Appartamento Pontificio, per la quale è finito agli arresti il maggiordomo, Paolo Gabriele. "Questo tradimento della fiducia è stato il fatto più doloroso. Però è accaduto", rileva Bertone denunciando il fatto che "molti giornalisti giocano a fare l'imitazione di Dan Brown". E' in atto un'aggressione alla Chiesa per "destabilizzarla" e fermare "la grande azione chiarificatrice e purificatrice di Benedetto XVI". Il porporato tuttavia non identifica chi stia muovendo tale strategia e - escludendo il coinvolgimento di cardinali - sembra propendere per la tesi di un complotto a livello mediatico. L'azione di Joseph Ratzinger, rileva, "sin da quando era prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, in totale sintonia con Giovanni Paolo II, certamente ha dato e dà fastidio". Poi continua con l'attacco alla stampa: "Si continua a inventare favole o riproporre leggende. Come quella che un monsignore del vativano sia venuto a Genova con l'incarico di dissuardermi dall'accettare la proposta di Papa Bendetto XVI che mi voleva come segretario di Stato. E totalmente falso!" Eppure sottolinea con rammarico Bertrone "ad ogni ricostruzione della mia nomina continuo a leggere questo episodio. La verità è che c'è una volontà di divisione che viene dal maligno. L'unità attorno al Papa è fondamentale" Il caso Ior  Bertone dà una spiegazione anche per l'allontamento dell'ex presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi: "Il suo allontanamento non si deve a dubbi interni riguardo alla volontà di trasparenza, ma piuttosto a un deterioramento dei rapporti fra i consiglieri, a motivo di prese di posizione non condivise, che ha portato alla decisione di un cambiamento". Bertone ricorda in proposito che la banca vaticana si è data "regole precise ben prima della legge antiriciclaggio". "L'attuale Consiglio di sovrintendenza, composto da alte personalità del mondo economico-finanziario, ha continuato e rafforzato - sottolinea - questa linea di chiarezza e di trasparenza e sta lavorando per recuperare a livello internazionale la stima che merita questa istituzione". "La funzione dello Ior - assicura infine il segretario di Stato - è di operare a favore del Santo Padre, dei vescovi e degli istituti religiosi, per aiutarli a concretizzare quel volume di bene che la Chiesa svolge in tutto il mondo. Quando mandiamo aiuti alle situazioni più dolorose dobbiamo avere anche gli strumenti tecnici per operare". "Io - conclude il cardinale salesiano - rinnovo la mia piena fiducia nei responsabili dello Ior. E invito a condividere questa fiducia, poichè la volontà di trasparenza dello Ior è innegabile. Questa volontà ha sempre guidato in modo particolare me e tutti i miei collaboratori". Ombre sul Vaticano "L'allora cardinale Ratzinger, per la Via Crucis del 2005 al Colosseo, utilizzò parole forti: "Quanta sporcizia c'è nella Chiesa, e proprio tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a Lui", ricorda Bertone nell'intervista, assicurando che, coerentemente a tale premessa, nessun collaboratore del Papa "intende nascondere le ombre e i difetti della Chiesa". "Dobbiamo, però, anche osservare - aggiunge - che ci troviamo in un contesto italiano, che viene propalato a raggio universale, dove la risonanza è molto attutita. Anzi, all'estero si fatica a comprendere la veemenza di certi giornali italiani. La distanza permette una maggiore valutazione della prospettiva". In ogni caso, denuncia Bertone, "c'è un tentativo accanito e ripetuto di separare, di creare divisione fra il Santo Padre e i suoi collaboratori. E tra gli stessi collaboratori, mi sembra che si vogliano colpire coloro che si dedicano con maggior passione e anche con maggiore fatica personale al bene della Chiesa e della comunità. Questo ha in sè qualcosa di iniquo. Occorrerebbe, invece, sostenere quanti si dedicano al bene".   "Io - confida inoltre Bertone al direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino, che firma l'intervista - sono al centro della mischia. E vivo queste vicende con dolore, ma anche vedendo costantemente al mio fianco la Chiesa reale, le persone di ogni ambito che mi manifestano il loro affetto e si stringono in unità". "Sono innumerevoli - rivela - le lettere che mi sono giunte da cardinali, prelati, semplici fedeli per testimoniarmi la loro solidarietà". Ci troviamo in un   momento faticoso. Nessuno di noi intende nascondere le ombre e i   difetti della Chiesa”. E' quanto afferma il cardinale Tarcisio   Bertone in un'intervista al settimanale Famiglia cristiana anticipata   oggi.      

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