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Sosta a ore nei box privati: al via il garage sharing

Andrea Tempestini
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Non più soltanto car sharing, ossia il fenomeno che, per ridurre inquinamento, traffico ed emissioni di polveri sottili, porta alla condivisione della stessa automobile. D'ora in poi, ad essere condiviso - almeno a Milano - sarà anche il garage o il box di casa. L'idea, pensata da tre ragazzi di trent'anni di Padova, Paolo Dal Lago, Stefano Brangi ed Enrico Battistel,èattiva dallo scorso 12 febbraio - mutuata dauna consolidata esperienza inglese ed americana - e rischia di diventare presto un grande successo. Visto che permette di parcheggiare in centro città a meno di 10 euro al giorno. Come? Semplice basta qualche «clic» su Parcheggiami.it., il sito che propone appunto un servizio tanto semplice quanto originale. Mettere in contatto domandaedofferta, e cioè chihabisogno di posteggiare la propria vettura e chi ha un box o un posto auto inutilizzato da far fruttare. Insomma, una buona idea che, in tempi di crisi, fa guadagnare tutti. Anche perché lasciare a Milano l'auto dentro l'Area C costa come minimo 2 euro all'ora dalle 8 alle 19 e, in alcuni punti, anche fino alle 24. Per non parlare dei garage custoditi, la cui tariffa oraria è in media di 5 euro, con punte che superano i 6-7. Per arrivare a veri e propri salassi, in piazza Borromeo, a pochi passi dal Duomo, dove si sfiorano i 70 euro per lasciare l'auto per una giornata. Posteggiare a casa del vicino è, dunque, la soluzione più facile ed economica per dare un taglio alla spesa della sosta e i tre ragazzi padovani l'han - no capito subito. «L'idea mi è venuta un giorno quando sono venuto a Milano per lo Smau. Ho cercato parcheggio per 45 minuti e, alla fine, ho lasciato l'auto in una rimessa custodita », spiega Paolo Dal Lago, «a fine serata è arrivata la batosta: 30 euro per le 10 ore in cui sono stato in Fiera. Mentre tornavo verso casa, però, ho notato tantissimi cartelli “Affittasi box” e lì mi sono illuminato. Perché non farli rendere?». E così ora basta andare su Internet per trovare con facilità un parcheggio a poco prezzo. Per usufruire del servizio i proprietari possono registrarsi gratuitamente su Parcheggiami.it e pubblicare qualche foto del garage, una breve descrizione con le caratteristiche principali, e poi possono decidere il prezzo e la disponibilità su un calendario virtuale. A parti inverse, chi ha necessità di parcheggiare può cercare uno spazio sulla mappa e prenotarlo. Per evitare brutte sorprese, il proprietario può controllare sul sito la reputazione dell'utente e accettare o no la richiesta. Una volta effettuato questo passaggio, ilpagamentoviene pre-approvatoepoisi passa alla fase di consegna della chiave. Questa può avvenire di persona, oppure tramite un portiere o una persona di fiducia. Nel caso in cui questo non fosse possibile, i tre ragazzi di Padova hanno elaborato un'altra soluzione: una piccola scatola, delle dimensioni di uno smartphone, da installare accanto alla porta d'in - gresso del garage. «Una sorta di minicassaforte che può essere aperta con un codice spedito via sms o mail» dice Dal Lago. Ventiquattrore dopo l'effettivo utilizzo, la cifra pattuita viene scalata dalla carta di credito dell'utilizzatore e addebitata sul conto PayPal del locatore, conunatrattenuta del 10% pari al costo del servizio. Il denaro incassato va poi denunciato al commercialista. Un sistema che non fa concorrenza a chi affitta posti auto per mestiere. «Da un sondaggio è emerso che questi professionisti hanno grande interesse a utilizzare il servizio, perché così possono far rendere di più le loro proprietà» aggiunge Dal Lago. In questa fase, il servizio è attivo solo a Milano, ma se le cose andranno bene l'in - tenzione è espandersi in tutte le città d'Italia e all'estero. Quando decideranno di farlo, dovranno prepararsi alla concorrenza internazionale, già attiva da tempo. A cominciare da Parkatmyhouse, la startup di Anthony Eskinazi sostenuta da BMWI Ventures, che dal 2006 propone lo stesso servizio in Gran Bretagna. Coi suoi 250mila utilizzatori, Parkatmyhouse è diventata leader del settore e tra qualche tempo lancerà anche una versione in italiano. Negli Usa, poi, c'è Parking Panda, passata da 15 a 300 dipendenti in tre anni. Chi la spunterà? Ovviamente, si spera che i tre ragazzi padovani riescano a conquistarsi il loro spazio nel mondo. La competizione - e la ricerca di finanziatori - è aperta. di Alice Dutto

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