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Cremona, scontri tra no global e Casapound: in coma un militante

Eliana Giusto
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Tensione alle stelle a Cremona, dove ieri, a margine del derby Cremonese-Mantova, si è accesa una violenta rissa davanti allo stadio. Non ci sarebbe il tifo, tuttavia, all'origine degli scontri, bensì una matrice politica. I due gruppi facevano infatti riferimento rispettivamente al centro sociale Dordoni, di estrema sinistra, e a CasaPound Italia. Ancora da chiarire l'esatta dinamica dei fatti, ma gli stessi antagonisti hanno dichiarato di aver trovato in mattinata, vicino allo stadio, adesivi e volantini firmati CasaPound. Li hanno staccati e, nel pomeriggio, si sono recati allo Zini (l'impianto sportivo cittadino) in cerca di militanti di Cpi. I due gruppi si sono quindi trovati e ne è nata una violenta colluttazione. Ad avere la peggio è stato E.V., un cinquantenne membro del centro sociale, che ora è in coma, in trattamento con analgosedazione continua. La sua prognosi è altamente riservata. Meno gravi, ma comunque non lievi, le ferite riportate da un membro di CasaPound, che ha riportato ferite lacerocontuse al volto e una frattura delle ossa nasali, per una prognosi di 20 giorni. Ma non è tutto: in giornata, sempre a Cremona, un postino, sembra tesserato di CasaPound, sarebbe stato riconosciuto da un drappello di attivisti di sinistra, tanto da doversi asserragliare in un condominio a cui stava consegnando la posta per sfuggire a un probabile linciaggio. Insomma, il clima è infuocato. L'estrema sinistra, non solo a Cremona, è sul piede di guerra. Vari presidi antifascisti sono stati organizzati in diverse città e il prossimo 24 gennaio si terrà a Cremona un corteo. CasaPound, dal canto suo, respinge le accuse, spiega di essersi semplicemente difesa da un agguato in piena regola e invita i propri militanti "a non accettare provocazioni di alcun genere" e a "continuare a lavorare come sempre".

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