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Vittorio Feltri: "Di Vaticano e vescovi non interessa più a nessuno. Allora mi spiegate perché..."

Gino Coala
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La fatidica firma dei Patti Lateranensi tra Stato e Chiesa, che indusse Pio XI a definire Mussolini l'"uomo della Provvidenza", come sanno tutti quelli che hanno superato i 50 anni, fu vergata l'11 febbraio del 1929. Ricordiamo la data, e pure con nostalgia, non perché sia stata oggetto di appassionate meditazioni in gioventù sul presunto incatenamento dell' Italia al Vaticano, ma per la ragione che liberava noi per quel giorno dalle catene della scuola, che ci parevano persino più soffocanti di quelle dei preti. Comunque sia, in vista del novantesimo anniversario del Concordato, sfruttando la rotondità del multiplo di dieci, i miei amici laici e radicali organizzano per la circostanza convegni di sicuro peso intellettuale e iniziative politiche in coerenza perfetta con il sacro fuoco da cui sono animati. Mi piace questa loro purezza donchisciottesca. Dicono no al Concordato, abroghiamolo. E se proprio non si può, devitalizziamolo come i denti cariati e molesti. Leggi anche: "L'ultimo vergognoso silenzio": Feltri, vietato attaccare gli islamici Donchisciotteschi senz'altro, ma mi pare che abbiano sbagliato mulino a vento e potrebbero riservare le loro energie a qualche battaglia che condivido con loro, e che nessun Concordato impedisce di realizzare. Mi rivolgo qui al capintesta degli anti-concordatari e anticlericali, l'ottimo Carlo Troilo, cui mi lega la convinzione che si debba legalizzare diritto all'eutanasia, con l' ovvia cura di salvaguardare la effettiva volontà del richiedente. Perché perdi tempo ed energie in parate bellicose, di cui nessuno sente la necessità, e che mi paiono persino azioni vagamente maramaldesche? La mia stima non viene meno, ma mi spiace lo spreco. Capisco che si deve vincere la noia, ma non a rischio di annoiare il prossimo, che ha già tanti motivi per rompersi le palle senza che si aggiunga pure questa contesa old style. Dalle pregevoli teste che compongono quattro associazioni benemerite - la Luca Coscioni (radicali), l' Uaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti), la Libero Pensiero-Giordano Bruno e la Critica Liberale - zampillano infatti ideali dotati di fiamma ossidrica con cui vorrebbero recidere niente meno che i ceppi clericali che bloccano l'Italia. Non dubito che esistano i ceppi. Ma non bloccano più un bel niente, anche perché i due corpi una volta possenti mi pare si siano trasformati entrambi, in questi nove decenni, nel celebre tonno che si taglia con un grissino. Hanno perso consistenza, non vincolano niente e nessuno, figuriamoci se si reggono tra loro, sono due debolezze. La catena esiste sulla carta, ma non lega e non ci inciampa nessuno. A nessuno più importano le interferenze elettorali del Vaticano o dei vescovi. Esprimono opinioni che fedeli e infedeli sono abbastanza maturi da accogliere o trascurare, non c' è nessuno che si preoccupi per scomuniche che peraltro nessun papa dà più. Le poche cose che ancora reggono mi pare sia un peccato frantumarle in nome della separazione tra Stato e Chiesa: peggiorerebbero la nostra vita. E constato che - ai tempi in cui i Sommi Pontefici avevano peso nelle scelte elettorali -, Pio XII nel 1948 fece un bel regalo proprio a noi liberali, liberisti e libertari, facendo argine al totalitarismo comunista. L'APPELLO Venendo all'oggi. Nell' appello, firmato da 150 professori di diritto e illuminati vari, Troilo e i suoi propongono a Governo e Parlamento: 1) l' abolizione dell' ora di religione; 2) la revisione dei criteri per la ripartizione dell' 8 per mille (in sostanza lasciando allo Stato l' 8 per mille di chi non sceglie, invece di distribuirlo secondo la proporzione di chi ha scelto); 3) l' attuazione della sentenza della Corte di Giustizia dell' Unione europea che ha stabilito che l' Italia ha l' obbligo di recuperare le somme dovute dalla Chiesa cattolica per l'Ici non corrisposta (4-5 miliardi di euro). Sul punto numero uno, visto che la cosa è facoltativa, non vedo perché dei libertari dovrebbero stare dalla parte del proibizionismo. Dal mio punto di vista, osservo che le ore di religione non mi hanno impedito di essere ateo, e mi hanno consentito anzi di maturare le mie scelte con qualche soddisfazione dialettica. L'OTTIMO INTENTO Sugli altri due punti, non entro in questioni di diritto, ma so che si farebbe un torto al buonsenso. L' intenzione è di aiutare la Chiesa a essere più povera. Ottimo intento, che già Francesco persegue con intensità. Il problema è che quel mucchio di euro sarebbero tolti in gran parte agli unici servizi sociali che funzionano diffusamente: oratori, parrocchie, mense dei poveri (le uniche frequentate da italiani, perché coi preti non ci si vergogna) per darli ad uno Stato che di certo li spenderebbe orrendamente, in consulenze e redditi di cittadinanza. Da anticlericale mi fido di più del clero della Chiesa cattolica che dei chierici dello Stato. Detto questo, invito chi può a partecipare al convegno "Oltre il Concordato", 5 febbraio, ore 16 e 30, via Cossa 40, Roma. Fiammeggeranno pensieri, auguri. di Vittorio Feltri

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