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Treviso, la piazza si trasforma in un bordello a cielo aperto. Scandalo in provincia

di Cristina Agostini domenica 25 agosto 2019

3' di lettura

Case chiuse ricostruite come all' epoca del loro splendore, per rievocare "il mestiere più antico del mondo", quando i portoni di questi bordelli si trovavano accanto a quelli delle botteghe di artigiani, ormai quasi scomparse... E poi spettacoli burlesque, eseguiti mentre si mangia rigorosamente, una porta dopo l' altra, cibo "alla veneta". Il programma che è previsto per il prossimo weekend, a cura dell' Associazione culturale Doge, molto attiva in città, e con il benestare del Comune, sta surriscaldando la già rovente atmosfera di Treviso, sotto la cappa di un caldo opprimente e con gli animi che si scaldano ulteriormente, mentre la città torna alla ribalta per il suo lato più trasgressivo e boccaccesco. Ma come, si indignano in molti, in quel Veneto ancora "bianco", patria della senatrice Merlin che nel 1958 fece chiudere i bordelli, nell' epoca del #Metoo, di questa potente rete internazionale capace di mettere sotto accusa politici, manager, attori, miliardari, per molestie, violenze, pregiudizi verso le donne, ecco che una manifestazione pubblica osa equiparare la prostituzione a nobili mestieri in via di estinzione? Si tratta per caso di una "celebrazione" dello sfruttamento delle donne? Macché, rispondono altri, tra i quali gli organizzatori, si tratta solo del tentativo di riportare in vita la città com' era, com' è stata fino agli anni del dopoguerra. Una rievocazione storica. Anzi, il quartiere a luci rosse, a Treviso, ha radici antiche, medievali, ed è stato molto famoso, fino a diventare una sorta di piccola Amsterdam di provincia. E poi si tratta anche di rianimare un po' le notti sottotono in città. La Treviso godereccia e trasgressiva si scontra con quella tradizionalista, ancora legata alla vita parrocchiale e dall' animo più genuinamente legato al volontariato e all' associazionismo. Treviso al centro di quella Marca gioiosa et amorosa già celebrata nel Duecento. Dove rivivono i fantasmi evocati da Pietro Germi nel suo gran film "Signore e Signori", che nel 1966 racconta con ferocia e umorismo il mondo della provincia italiana - il film è stato girato in buona parte proprio a Treviso - attraverso le storie di un gruppo di commercianti e professionisti che, dietro un' impeccabile facciata di perbenismo, nascondono una fitta trama di tradimenti e avventure disinibite. ANTICHI MESTIERI - «Posso assicurare che Treviso è sempre così, si continua a trasgredire e a divertirsi, a spassarsela, alla faccia delle convenzioni», spiega a Libero Giorgio Bughetto, presidente dell' Associazione, a sua volta divertito dalle polemiche e dal clamore della vicenda, rimbalzato dalle cronache locali a quelle nazionali. Per questa prima edizione della Mostra degli Antichi Mestieri, poi, è tutta bella pubblicità in più. Rispedisce al mittente le accuse di giustificazione o addirittura di celebrazione della prostituzione: «Vogliamo far rivivere la Treviso di una volta, con i quartieri del centro dove si trovavano anche molte case d' appuntamento, ed era famosa anche per quelle. Quindi nella nostra iniziativa si vedranno all' opera gli arrotini, gli impagliatori di sedie, gli indoratori, i fabbri, persino un artigiano che fabbrica zampogne, ma anche le signorine che lavoravano nelle case chiuse, e quindi abbiamo previsto una grande scenografia che simula l' ingresso di un bordelli d' antan, con tavolini e divanetti e alcune ragazze vestite con abiti anni Trenta. Con le tabelle delle "tariffe". E ci saranno ballerine di una compagnia di burlesque che si esibirà all' interno di uno stand in cui si potranno assaggiare i nostri piatti tipici». Ma solo nel fine settimana, perché poi la mostra continuerà fino al 28 settembre senza signorine danzanti, però. A DUE PASSI DAL DUOMO - Il tutto a due passi dal cuore più cattolico della città, la chiesa di San Nicolò e il Duomo. Nessuna lamentela, da quella parte? «Ma no, figuriamoci. E poi, ai tempi, anche i preti frequentavano quelle case...». E questa parte della città, spiega ancora Bughetto, appassionato di storia, scrittore di saggi e organizzatore di mostre di successo, «nei secoli si è popolata di bordelli, quindi si tratta si rievocare quel volto antico, che conviveva con tutte le altre realtà, quotidianamente. Noi vogliamo far capire che cosa succedeva, non certo in chiave nostalgica, ma facendo capire anche il lato oscuro, negativo, della vita delle prostitute». di Caterina Maniaci

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