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Claudio Scajola, la vita in carcere: cella singola, libri e televisione

di Nicoletta Orlandi Postidomenica 15 giugno 2014
Claudio Scajola, la vita in carcere: cella singola, libri e televisione

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Cinque giorni di isolamento, poi la televisione e i libri. Claudio Scajola in carcere da un mese ieri notte, erano le 22,30, ha ricevuto nella sua cella un gruppo di senatori in visita ispettiva a Regina Coeli. "L'ho trovato abbastanza bene", racconta Luigi Manconi, presidente della Commissione Diritti Umani, a Francesco Grignetti della Stampa. "Sto bene", avrebbe detto Scajola, "anche se all'inizio è stata dura. Cinque giorni di isolamento assoluto... Poi quando mi hanno concesso il televisore le cose sono un po' cambiate. Ora posso informarmi, vedere quel che accade". E ancora: "Il tempo qui non corre veloce, ma ho gli atti giudiziari da studiare". Sul comodino un paio di libri: "Il viaggio dell'elefante" di Samarago e "Gesù di Nazareth" di Razinger. Dice di star bene l'ex ministro dell'Interno agli ex colleghi, ma ai senatori ha fatto un po' pena: nonostante il tono impettito di sempre, racconta Grignetti, quell'uomo non tanto alto è apparso come rimpicciolito nella cella del carcere sormontato da accuse pesanti. Certo quella cella dove vive da solo è un lusso rispetto al sovraffollamento delle carceri italiane. "Finora mi ha visitato periodicamente il medico del carcere", dice Scajola ai suoi ospiti. "Non mi lamento".