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Coronavirus, l'allarme dei cardiologi sugli infarti: effetti devastanti, cos'è cambiato dall'inizio del contagio

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In tutta Italia sono stati annullati gli interventi chirurgici programmati, le visite e gli esami non urgenti, mentre i pronto soccorso si sono stati svuotati. L’emergenza coronavirus richiede sacrifici enormi al sistema sanitario, ma soprattutto alle persone, che rischiano di morire non solo a causa dell’infezione. In questo senso già arrivano le prime testimonianze: i parenti di un uomo morto d’infarto a Teramo hanno rivelato che non era andato a farsi vedere in ospedale, malgrado avesse dolori al petto, perché temeva di contagiarsi. Come riporta La Repubblica, nei giorni scorsi i cardiologi hanno lanciato l’allarme: si stanno riducendo i ricoveri per infarto e chi arriva in ospedale con questo grave problema lo fa tardivamente.

“Le persone hanno paura di recarsi in ospedale. Qualcuno aspetta troppo prima di presentarsi e il suo stato di salute ne risente. Ma nei pronto soccorso ci sono percorsi differenziati, chi ha bisogno venga senza paura”, è l’appello di Salvatore Manca, presidente della società scientifica dei medici dell’emergenza. In pratica il problema è doppio: da un lato si è ridotta la capacità del sistema sanitario di erogare prestazioni extra-coronavirus, dall’altro è calata la richiesta di chi avrebbe davvero bisogno di andare in ospedale. Addirittura nei pazienti con infarto è stata notata una riduzione dei ricoveri superiore al 50%, e molti di quelli che arrivano lo fanno tardivamente. 

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