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Coronavirus, il lockdown aumenta l'aggressività: il supermercato diventa un ring e la spesa si fa a gomitate

Alessandro Giuli
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«Cara, hai visto il mio giubbotto antiproiettile? Devo andare al supermercato». Se non va così, poco ci manca: in questi tempi di reclusione forzata, fra i capolavori del Coronavirus c' è anche quello di aver completamente ridefinito i luoghi e non-luoghi delle nostre pulsioni elementari. La paura, l' impazienza frustrata, la violenza mal trattenuta e slatentizzata davanti agli scaffali del cibo in scatola. C' è naturalmente chi non fa altro che reiterare le consuete abitudini, come l' immigrato che a Lecco ha aggredito gli agenti della polizia dopo essere stato sorpreso a rubare. Ma c' è anche l' infermiere che a Torino è stato insultato dalla gente per aver saltato la fila: è previsto dalle nuove regole che accordano il privilegio agli operatori sanitari, ma i cittadini sfiancati dall' attesa non conoscono la pietà stabilita per decreto.


Perché la fila alle porte del supermercato è essa stessa un supermercato, ai tempi del Covid-19: un girone dantesco che si snoda a forma di serpente nel quale ognuno ha cento occhi diffidenti davanti e dietro e ai lati del corpo; ognuno annusa l' aria circostante nel timore di un aerosol fatale, riparato da mascherine artigianali fai da te o da sofisticatissime attrezzature modello Chernobyl; ognuno studia a distanza di sicurezza il proprio vicino, soppesandone lo stato di salute (sarà soltanto un asintomatico inconsapevole oppure un untore?) e l' eventuale capacità di reazione a un gesto prevaricante. Sono momenti in cui la lotta per la sopravvivenza, così come la sfiducia e l' abiezione morale, diventano la normale condizione comune. Qualche giorno fa, a Roma, davanti a un forno del quartiere Monteverde, abbiamo visto un improvvisato tribunale di quartiere infrangere il distanziamento sociale per processare in contumacia una sedicente infermiera che ha scavalcato la fila senza aver preso il numeretto urlando che i suoi pazienti in corsia non potevano aspettare.


Loro, quelli col numeretto, sì che l' hanno aspettata, intorno allo scooter, nell' attesa che uscisse esibendo prove inconfutabili circa la sua eroica professione: c' era chi avrebbe voluto lasciarla andare sulla fiducia, chi le avrebbe lasciato un cioccolatino sulla sella per compassione e chi nemmeno davanti a un camice verde si sarebbe commosso rinunciando al diritto di precedenza. Com' è andata a finire? Con due colpi di tosse espettorati dalla processata, la nuova e rischiosissima escogitazione per sbaragliare nemici disarmati: coff, coff! Ed ecco che la folla eccitata si disperde nel terrore della gocciolina esiziale, tornando muta e ordinata e bovina come prima. È andata peggio a una ragazza meno fantasiosa aggredita nelle ore scorse a Bologna, sempre per questioni di fila alimentare. E chissà quanti contagi durante il corpo a corpo.

 


Funziona così, l' approvvigionamento settimanale: è un esercizio di selezione innaturale nel quale vengono ribaltate le norme basiche della convivenza civile. Le donne abbondano, maestose e invincibili, forse perché statisticamente sono le meno colpite dal dèmone cinese e i mariti hanno buon gioco ad approfittarne per rimanere a casa. Gli anziani, che sarebbero legittimati a esprimere la dose massima di apprensione, in verità sono i più abili: come fossero usciti da un addestramento militare, compulsano liste della spesa brevi ma precisissime, si muovono con circospezione e rapidità felina, conoscono a memoria corridoi e reparti. Gli uomini più giovani, chiaramente single, sembrano invece figure a metà tra le tartarughe ninja e Fantozzi con lo scolapasta in testa alla riunione di condominio: guanti da potatura, pupille dilatate dal terrore dietro gli occhiali per decespugliare il giardino, cervelli afflitti da vuoti di memoria, errabondi e indecisi a tutto: cercano per lo più carta igienica, alcol e gel igienizzanti che non trovano, implorano da lontano l' aiuto di commessi inesistenti, ripiegano invariabilmente sulla pasta e raggiungono la cassa con il passo dei derelitti.


L' uscita dal supermercato è un altro capitolo a sé: si trotterella con buste e carrellini stracolmi osservando con sospirato sadismo il resto della gente ancora in fila, le pallide ombre che ancora devono giocarsela e che ricambiano gli sguardi con tacite maledizioni. Qualcosa di simile avviene nei minimarket dei pachistani, che poi spesso pachistani non sono, quelli che restano aperti nelle ore più assurde e vendono un po' di tutto tranne ciò per cui uno finisce lì alla disperata ricerca di una scatola di biscotti scadenti pretesi da un bambino capriccioso o da una moglie depressa. Qui si entra uno alla volta, guardati dal gestore con asiatica glacialità. Al terzo tentativo andato a vuoto ci si butta sul vino o sui superalcolici, salvo scoprire che il tipo chiamato a venderveli è islamico e non ce li ha ma ve lo comunica soltanto con un' affilata e colpevolizzante oscillazione del capo. Traduzione: infedele dell' occidente, se non il virus, sarà la crisi d' astinenza dal peccato a trascinarti all' inferno. Sono esperienze che imbestiano e radicalizzano come il carcere, centri d' accumulazione di tensione e catalizzatori di violenza. Ma non dovremo farci l' abitudine: possiamo e dobbiamo tornare umani e alla fine ci riusciremo, saremo di nuovo cortesi, affabili e sorridenti, cederemo il passo alle signore e agli anziani, saluteremo con bonomia i cassieri e le cassiere e ci godremo la soddisfazione di aver resuscitato il nostro dolce stilnovo non appena ci avranno insegnato a fare tutto ciò da casa con il cellulare.

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