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Immigrazione, l'Unione Europea contro l'Italia: "Il diritto di asilo non si tocca", ma i ricollocamenti stanno a zero

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Dopo il clamoroso braccio di ferro Stato-Regione - con tanto di ordinanza del governatore della Sicilia sulla chiusura degli hotspot stoppata dal Tar su precisa richiesta dell'esecutivo - alla fine Giuseppe Conte non ha potuto più girare la testa dall'altra parte: nonostante i primi trasferimenti sugli incrociatori della Guardia di Finanza, l'emergenza sbarchi a Lampedusa non accenna a diminuire (in soli tre giorni ben 1405 arrivi). La situazione resta fuori controllo. Lo aveva avvertito Nello Musumeci: «Non basta impugnare un'ordinanza per negare la realtà». Ed è proprio alla luce di ciò che il premier ha deciso di convocare domani a palazzo Chigi il presidente siciliano e il sindaco dell'isoletta Totò Martello. 

 

Lo scopo? Dopo tanti appelli rimasti inascoltati e la minimizzazione di Luciana Lamorgese, istituire un tavolo tecnico-operativo sulla gestione degli sbarchi. La notizia è giunta proprio quando nel palazzo comunale di Lampedusa era riunito il "gabinetto di guerra" con la minaccia dei cittadini, degli esercenti e degli imprenditori di procedere con lo sciopero generale contro «le angherie dell'esecutivo». Un segnale, questo del vertice a Roma, che Nello Musumeci prende molto sul serio e al quale intende dare seguito presentando la sua exit strategy: «È stato raccolto l'ennesimo invito che ho rivolto al premier per un confronto. Al presidente del Consiglio darò un quadro molto chiaro: al quale mi auguro vorranno seguire decisioni forti». 

Quali? Di certo sullo «stato di emergenza per Lampedusa, sul ponte-aereo e un vero controllo del Canale di Sicilia. E, soprattutto, un no alle tendopoli e a soluzioni similari», in nome del diritto alla salute «di tutti». Il punto politico per Musumeci è sempre lo stesso: «La Sicilia non può pagare da sola il prezzo dell'indifferenza dell'Europa». Parzialmente soddisfatto Totò Martello il quale, seppur di estrazione progressista, non ha risparmiato nelle ultime ore critiche aspre a Conte: «Lo sciopero generale a Lampedusa è rinviato fino al mio rientro e le decisioni successive dipenderanno dalle risposte che arrivano dal governo centrale». 

SCHIAFFI DA BRUXELLES
Se da una parte il governo giallofucsia, almeno sulla carta, intende aprire un'interlocuzione con chi deve far fronte all'emergenza sanitaria in Sicilia, dall'altra è riemersa dal torpore pure l'Unione europea. Per sostenere finalmente Musumeci e i siciliani nell'affrontare il problema sbarchi? Figuriamoci: per bacchettarli. «Seguiamo la situazione di Lampedusa da vicino e rimaniamo in stretto contatto con il governo italiano», ha affermato il portavoce della Commissione Ue Adalbert Jahn il quale da una parte non commenta la legittimità dell'ordinanza Musumeci ma dall'altra ha ricordato che «ogni azione presa deve rispettare le norme internazionali e il diritto d'asilo». Tradotto: per l'Ue i porti e gli hotspot devono restare spalancati. La reazione dell'opposizione non si è fatta attendere. «Troppo facile accusare i governatori lasciati soli a gestire l'emergenza dall'irresponsabilità del governo e dal disinteresse dell'Europa», ha attaccato l'azzurra Anna Maria Bernini. 

 

Scettico sul fatto che il governo abbia uno straccio di idea su come affrontare l'emergenza è Matteo Salvini: «Scommetto che il problema di Lampedusa tra un mese diventa anche un problema di Voghera, perché questi stanno riaprendo i porti e spargendo i migranti in tutta Italia. Un problema economico, sociale e di salute». Stesso discorso sul "pannicello" delle navi-quarantena. A sottolinearlo è Giorgia Meloni: «Anziché bloccare l'immigrazione clandestina il governo continua a varare navi quarantena a spese degli italiani. Quante altre navi dovranno affittare prima di capire quanto sia folle affrontare così la gestione dei flussi immigratori? Basta sbarchi, basta morti in mare».

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