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Willy Monteiro, il parroco di Colleferro: "Dopo mezzanotte strozzini e baby squillo", la verità sconvolgente sui fratelli Bianchi

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Città di lavoratori ma anche di malamovida. Si è fatto presto a puntare il dito contro il comune di Colleferro dopo la rissa che ha portato alla morte di Willy Monteiro Duarte, 21enne di origini capoverdiane. In seguito all'uccisione del ragazzo, infatti, la cittadina si è riempita di giornalisti, giunti sul posto per raccontare i fatti, spesso dipingendo in maniera negativa la zona. Ma il sindaco di Colleferro, Pierluigi Sanna, non ci sta: "Siete ben accolti, abbiamo grande rispetto nei confronti della stampa, ma vi preghiamo di raccontare la verità, senza denigrarci o romanzare. Non siamo il Bronx", ha detto. 

 

 

 

Sanna ha poi elencato tutte le medaglie al valore di questo piccolo comune: è stata Capitale regionale della Cultura 2018 e si appresta a essere Capitale europea dello Spazio 2021; sono stati aperti teatri; auditorium; scuole di musica e canto; due licei, classico e linguistico. Il sindaco ha spiegato che non è giusto adesso far passare tutti i cittadini di Colleferro per "delinquenti e bestie proprio come quelli lì" e ha specificato che il suo comune non è per niente un luogo di perdizione come alcuni hanno scritto sui social.

Dà una versione diversa dei fatti Monsignor Luciano Lepore, parroco della chiesa di Colleferro, Santa Barbara. Pur confermando che si tratti di una cittadina acculturata e lavoratrice, il parroco parla anche di un problema che la riguarda: "Il venerdì e il sabato si crea la movida, dopo la mezzanotte va via la gente per bene, restano ragazzini di 15/16 anni, succede il putiferio, si spaccia, consumano droga, le ragazzine si prostituiscono per 10 euro. Questo è il contesto in cui quei quattro sfaccendati picchiatori hanno agito e ci ha scioccato tutti".

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