Il pretesto

Marce per la pace, cos'è successo in piazza: sfregio alla Meloni

Pietro De Leo

A vedere le manifestazioni di ieri, la pace è sempre “cosa loro”. Per quanto la necessità di un negoziato che sblocchi il sanguinosissimo incaglio nella guerra d’invasione russa in Ucraina stia a cuore ad una trasversalità nell’elettorato italiano, il racconto della mobilitazione parla, infatti, di un monopolio evidente della sinistra. A Firenze, per dire, spiccava Laura Boldrini, deputata Pd. A Roma il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, così come il leader di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni. E a chiudere la fiaccolata, sul palco montato al Campidoglio, è stato il segretario della Cgil Maurizio Landini.

Bandiere rosse, poi, a Milano, nel corteo organizzato dai Cobas. La piattaforma nel capoluogo lombardo? “Contro la guerra, contro il carovita e il governo”. In realtà, lì si è andati un po’ oltre. Dai megafoni, a parte qualche ricostruzione vagamente complottista («Quando è arrivata la guerra, il Covid è finito»), viene irradiato il via a cori palesemente antigovernativi, roba tipo un classico vaffa a Giorgia Meloni, oppure un «Meloni e Salvini vadano a lavorare», o ancora «Governo Meloni-Governo dei Padroni». Un retroterra della lotta di classe è emerso, eccome, dall’iniziativa di Milano.

 

 

 

BANDIERE ANARCHICHE

Purtroppo c’era anche altro. Ai manifestanti, infatti, si unisce pure una fazioncina di anarchici, circa una ventina di persone, che sventolano bandiere del Fai, la Federazione Anarchica informale, sigla cui appartiene Alfredo Cospito e che è tra le protagoniste della mobilitazione tutt’altro che pacifica di queste settimane contro il 41 bis. Ed ecco, allora, che alla protesta contro il carcere duro si aggancia quella “per la pace”. Si legge in un volantino: «La tortura del 41 bis e dell’ergastolo – si legge- è parte della lotta condotta perché si aumentino i salari, vengano eliminate le norme che consentono l’utilizzo dei contratti di lavoro precari e flessibili attraverso anche le Agenzie interinali o il sistema delle false cooperative. Per questo lo sciopero di Alfredo contro il 41 bis e l'ergastolo ci riguarda, perché repressione-carcere e condizioni di vita, sono le due facce dello Stato e del capitale». Insomma, un mischione con dentro un po’ tutto, purché sia contro il governo. E la “lotta” dell’esponente anarchico in sciopero della fame ricorre anche nella manifestazione di Genova, dove compaiono striscioni “Alfredo libero” e “Fuori Alfredo dal 41 bis”. Per fortuna, nessun incidente.

E poi c’è il capitolo Roma. Qui, dopo la manifestazione del 5 novembre scorso a Piazza San Giovanni (teatro storico della sinistra), il popolo delle bandiere rosse e arcobaleno si è ritrovato in cammino tra i Fori Imperiali e il Campidoglio. Dove il sindaco della Capitale, Roberto Gualtieri (Pd), ha fatto gli onori di casa. Già, il Pd è proprio nei giorni pieni della transizione di leadership. Enrico Letta è un segretario uscente e dunque la linea ligia alle posizioni della Casa Bianca pare vada sfumando. «Io sono qui in quanto sindaco, perché Roma è una città di pace - dice Gualtieri -. Noi stiamo qui per ricordare e sostenere le vittime di questo conflitto. C’è un paese distrutto». E ancora: «La situazione è complessa e rende la via della pace impervia ma questo non significa che le persone di buona volontà non debbano perseguirla». Dunque, osserva il primo cittadino, «è evidente che noi dobbiamo esprimere massima solidarietà all’aggredito ma questo non significa che dobbiamo rassegnarci a questa guerra». Perciò «ci deve essere una trattativa diplomatica per il cessate il fuoco o per aprire delle trattative».

In cammino anche il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che spiega parlando con i giornalisti: «Non so cosa bisogna fare per fermare la guerra, nessuno può avere la ricetta in mano. Sicuramente bisogna avviare un percorso negoziale e mantenerlo aperto. Era quello che andava fatto da subito, col primo invio di armi. Questo percorso negoziale non è mai stato veramente costruito. Invece è un percorso faticoso, ma è l’unica soluzione possibile rispetto a questa escalation». E siccome l’opposizione è l’opposizione, Conte non si fa sfuggire l’occasione per andare fuori tema, attaccando l’esecutivo sul Milleproroghe e i rilievi di Mattarella sui balneari: «È l’ennesima riprova dell'inadeguatezza di questo governo, l’abbiamo già constatata in tante altre occasioni».

 

 

 

PAROLE AL VENTO

Poi ci sono i due tronconi organizzativi della fiaccolata. La Comunità Sant’Egidio, con Andrea Riccardi, che compie un intervento molto equilibrato, pur sottolineando il rischio di un’escalation bellica: «Rischiamo un allargamento del conflitto e siamo sotto la minaccia nucleare, noi popolo della pace non ci rassegniamo a impotenza e indifferenza. Siamo qui per ripetere la nostra scelta perla pace, consolidata da un anno di guerra». Più enfatico il segretario della Cgil Maurizio Landini: «Noi non siamo soltanto pacifisti, noi siamo radicalmente contro qualsiasi guerra, e l’obiettivo che vogliamo realizzare è superare la guerra come strumento di regolazione dei conflitti tra gli Stati». In generale, rispetto alle altre iniziative, la manifestazione di Roma ha mantenuto un’aderenza rispetto al dramma che vive l’Ucraina (e, di riflesso, tutta l’Europa). Ma da quel che si è visto qui e là per l’Italia, l’impressione che se ne ricava è il tentativo, da parte della sinistra, di mantenere un solido presidio ideologico sul valore della pace.