Cerca
Logo
Cerca
+

Milano, la scuola chiusa per Ramadan e la rivolta: "Non siamo alla Mecca"

Gigia Pizzulo
  • a
  • a
  • a

Prima o poi doveva succedere. E così anche in Italia arriva la prima scuola che festeggia la fine del ramadan. Il 10 aprile le classi di ogni ordine e grado, afferenti al comprensivo “Iqbal Masih” del comune di Pioltello in provincia di Milano, resteranno chiuse per permettere agli studenti di fede musulmana di omaggiare una delle celebrazioni più importanti dell’anno, per loro, Id al-fitr, letteralmente la “festa della interruzione”.

È la prima volta che succede e sta destando un deciso scontento da parte di molti. A prendere questa decisione, e farla inserire in calendario, è stato il Consiglio d’Istituto guidato dal dirigente Alessandro Fanfoni. Quel giorno, quindi, tutti i bambini della primaria e gli studenti della secondaria di primo grado, indipendentemente dalla religione di appartenenza, resteranno a casa. In base all’autonomia le scuole ha facoltà di utilizzare tre giorni discrezionali di vacanza, che vanno poi a sommarsi alle festività di Natale, Pasqua, il patrono, il 25 aprile, il 1 maggio e il 2 giugno, stabilite dall’Ufficio scolastico regionale.

 

 

 

«Scandalosa e molto preoccupante questa decisione», sindaco di Sesto San Giovanni e consigliere di Città Metropolitana di Milano, Roberto Di Stefano. «Con tutto il rispetto per la religione islamica, qui siamo in Italia, questa scuola è italiana, il 60% degli studenti che la frequentano è italiano».

La motivazione per introdure la festività ggiuntiva, pare, sia derivata dal fatto che l’istituto conti una presenza del 40% di bambini di cultura islamica e che perla fine del ramadan sarebbero comunque risultati assenti. Tanto vale, avranno pensato in Consiglio, che si chiuda per tutti.

Il preside Fanfoni infatti avrebbe tenuto a precisare che si è trattata solo di una scelta pratica e non di una volontà politica, come viene additato da più parti. «Qui non si tratta di integrazione ma di un grave atto di sottomissione», continua ancora Di Stefano, «la sinistra che ancora occupa la nostra scuola ha iniziato a mettere in discussione il nostro crocifisso, a non volere il nostro presepe e ora arriva a sacrificare i giorni di vacanza previsti dal calendario scolastico per una celebrazione islamica. Siamo alla follia».

 

 

 

Dopo Svezia, Belgio e Regno Unito, dove la presenza islamica è molto elevata, ecco che arriva anche da noi il primo caso a cui potrebbero far seguito altri per emulazione. «Chi l’ha proposto passa per illuminato ma qui si sta parlando di un atto che mina le nostre tradizioni e la nostra cultura. Chi viene in Italia deve integrarsi non ricostruire piccoli ghetti o imporre tradizioni che non ci appartengono. Questi integratori islamici sono gli unici che fanno male alla salute. Scuola pubblica chiusa per ramadan, siamo alla follia!». Una scelta meditata già lo scorso anno tanto che per permettere la chiusura in occasione del ramadan, inizialmente doveva essere l’8 aprile poi spostata al 10, alcune sedi dell’istituto comprensivo hanno anticipato la data di inizio delle lezioni. «Concordo pienamente con la scelta del dirigente scolastico», scandisce il presidente dell’Associazione nazionale Presidi, Antonello Giannelli, «le scuole hanno autonomia quindi possono valutare in base alle proprie esigenze. Una interpretazione dettata dall’elevato numero di studenti di origine musulmana che, il giorno dopo, avrebbe presentato i vari giustificativi.

Si tratta di piccole decisioni, di adattamenti – conclude – che varrebbero per qualsiasi altra religione. Si sono adattati alle esigenze del territorio, non avrebbe avuto senso se nell’Istituto ci fosse stata una esigua presenza di studenti di altra religione e si istituiva la festività». La decisione è sicuramente destinata a far discutere. I genitori vogliono l’integrazione con i bambini di altre culture senza per forza dover trascurare le proprie e come dice Antonio, papà di un alunno della scuola di Pioltello: «È giusto rispettare tutti ma dovrebbe essere un’azione reciproca, noi loro e loro noi, invece non è così e questa non è integrazione». Non entra nel merito il sindaco di Pioltello che probabilmente lascia decidere a chi di competenza. E del resto la scuola dovrebbe essere un luogo scevro dalle logiche politiche, di qualsiasi genere. 

Dai blog