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Malpensa, gli anarchici del blitz? Tutti liberi

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Massimo Sanvito
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Liberi tutti. Lo avevano gridato, e pure scritto sui muri del carcere milanese di San Vittore, i loro compagni. E così è stato. Sabato sera, i quattro anarchici della galassia “No Cpr” di Torino arrestati tre giorni prima per il blitz sulla pista del terminal 1 di Malpensa (volevano salvare il compagno marocchino, pluripregiudicato, Jamal, nel frattempo già rimpatriato dall’aeroporto di Bologna) sono stati scarcerati. Giuseppe Cannizzo, Josto Jaris Marino, Elena Micarelli e Miriam Samite - i primi due inizialmente detenuti a Busto Arsizio, mentre le due donne a San Vittore - dovranno solo rispettare l’obbligo di dimora a Torino, il rientro notturno presso la propria abitazione e l’obbligo di firma quotidiano. 

In udienza è infatti caduta l’accusa di attentato alla sicurezza dei trasporti, mentre sono rimaste invariate quelle resistenza in concorso e interruzione pubblico servizio. Il pm aveva invece chiesto la custodia cautelare in carcere. Ed esultano nelle chat d’area antagonista i duri e puri dell’immigrazionismo più sfrenato«Al fianco di Jamal. Libertà per tutti. Fuoco alle galere. Fuoco ai Cpr», esultano nelle chat e sui blog d’area antagonista i duri e puri dell’immigrazionismo più sfrenato. Che già all’indomani degli arresti di Malpensa avevano rilanciato la loro sfida allo Stato: «Tutto ciò che è successo a Torino (l’assalto del 28 febbraio alla volante davanti alla Questura, sempre per cercare di liberare il solito Jamal, ndr) e a Malpensa è potenzialmente replicabile e riproducibile».

 


L’eventualità che tali operazioni sovversive si ripetano è infatti tutt’altro che remota. Basta leggere quanto scritto sul sito di Radio Blackout nell’intervento dal titolo “Cogliere l’occasione. Sul blocco di una deportazione a Malpensa”: «Succede, talvolta, che qualcuno si metta di traverso, così da incepparla questa macchina. Una frattura, una possibilità, si incunea così nel presente asfittico. Ce lo insegna chi, tutti i giorni, dentro alle prigioni, si ribella individualmente e collettivamente, lottando, bruciando la propria gabbia e a volte riuscendo a fuggire, agendo direttamente la propria tensione verso la libertà nonostante il cappio sempre più stretto del controllo e della repressione». Ed ecco la stoccata alle istituzioni e alle autorità: «Altre occasioni si creano, fuori, quando qualcuno decide, con uno slancio di coraggio, di non arrendersi all’ineluttabilità della guerra. Così, spingendo un maniglione antipanico e facendo affidamento sulle proprie gambe, succede qualcosa di stra-ordinario: la rappresentazione del Moloch statale va in frantumi, la sicurezza del principale snodo aeroportuale italiano viene bucata, una deportazione viene bloccata».

La pericolosità dei No Cpr è tutta qui. Secondo quanto raccontato ai microfoni della stessa Radio Blackout dagli anarchici torinesi, mercoledì c’è stato un primo tentativo di mettersi in contatto col comandante dell’aereo dell’Air Maroc «ma non ci è stato consentito perché il fatto che fosse presente la Polizia normalizzava, secondo loro, la situazione: alla fine, però, il comandante ha ordinato il blocco della deportazione». Dunque, spingere sul quel maniglione antipatico «era il minimo che si potesse fare: dopo la criminalizzazione di quanto successo davanti alla Questura di Torino, ora ci dipingono come quattro sfigati e minimizzano quanto abbiamo fatto a Malpensa», ha spiegato il compagno Cannizzo. E di «figura di merda da parte dei sistemi di sicurezza dell’aeroporto» ha invece parlato una delle due compagne. «Ci hanno deriso perché abbiamo sbagliato aereo...». Però, dice sempre Cannizzo, «siamo comunque riusciti a salvare una persona, anche se non era Jamal...». Hanno vinto loro...

 

 

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