Dimenticate castelli, tornei, feudatari e battaglie. Il Medioevo raccontato da Michele Campopiano nel suo saggio Storia dell’ambiente nel Medioevo. Natura, società, cultura, pubblicato da Carocci nel 2025, è vivo, sfaccettato, attualissimo. In 176 pagine scritte con uno stile agile e accattivante, il libro riesce a sorprendere e coinvolgere, offrendo una prospettiva inedita: quella del rapporto tra esseri umani e natura.
L’autore, docente di Storia medievale all’Università di Catania, è uno studioso esperto e insieme un narratore raffinato, capace di accendere la curiosità anche di chi al Medioevo si avvicina con scetticismo.
Campopiano non racconta una cronaca lineare ma costruisce un viaggio tematico tra ambienti trasformati, paesaggi reinterpretati e categorie mentali in evoluzione. La natura medievale emerge come protagonista attiva della storia: terra da dissodare e sfruttare ma anche spazio sacro, misterioso, simbolico. Si passa dai disboscamenti alle bonifiche, dall’allevamento che si reinventa alle canalizzazioni, fino al dominio giuridico e spirituale sul paesaggio. Il lettore attraversa un Medioevo fatto di trasformazioni ambientali e simboliche. Le bonifiche nelle paludi pontine e nel delta del Po, ad esempio, mostrano come il lavoro umano modifichi radicalmente la geografia fisica e sociale, portando monasteri, autorità laiche e comunità contadine a ridefinire i propri rapporti.
L’allevamento ovino in Inghilterra e la sua connessione con la produzione tessile diventano spunto per riflettere su come anche le economie locali modellassero i paesaggi. Non meno affascinanti le pagine dedicate alla crisi ambientale: la grande carestia del 1315-17, con i suoi racconti di fame e disastro, viene letta attraverso le cronache dell’epoca che intrecciano spiegazioni teologiche e osservazioni concrete. La natura non è passiva ma forza viva e mutevole, a volte ostile, a volte cooperativa. Anche la fauna viene letta secondo una logica simbolica: i bestiari medievali trasformano leoni, lupi, grifoni e unicorni in segni morali, immagini viventi dell’ordine del creato. La distinzione tra umano e animale, tra selvatico e domestico, non è mai scontata ma negoziata culturalmente.
Il volume affronta anche i grandi temi dell’epistemologia medievale: il desiderio di incasellare la natura in un ordine armonico, governato da leggi divine, in cui ogni creatura ha un suo posto e un suo senso. Uomini e animali sono parte dello stesso disegno cosmico. Ma, come mostra Campopiano, questo disegno è spesso contraddittorio, frutto di visioni in conflitto tra dominio e custodia, tra sfruttamento e rispetto.
La riflessione si fa ancora più attuale quando si tocca il tema delle crisi ecologiche medievali: carestie, alluvioni, eventi climatici estremi mettono alla prova la resilienza delle comunità. Non si tratta di un’età dell’oro ambientale ma di un laboratorio pieno di esperimenti, risposte e tentativi di comprensione. I medievali osservano, registrano, teorizzano. Si adattano, talvolta sbagliano ma imparano, modificano colture, riorganizzano insediamenti, cercano risposte pratiche e simboliche. La domanda finale – siamo stati buoni custodi della creazione? – diventa così una provocazione rivolta anche a noi.
Storia dell’ambiente nel Medioevo è un libro brillante, colto ma mai pedante. Fa pensare, diverte, affascina. E offre una lezione preziosa: per capire davvero un’epoca – e il nostro presente – bisogna guardare anche agli alberi, ai fiumi, agli animali. Alla terra che calpestiamo e alla visione del mondo che quella terra ci restituisce.