Il ragazzino rom ancora in fuga si fa beffe della giustizia italiana

di Massimo Sanvitosabato 30 agosto 2025
Il ragazzino rom ancora in fuga si fa beffe della giustizia italiana

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Due settimane esatte. Di piste seguite e abbandonate, di mezze voci, di caccia senza esito. Di giustizia italiana beffata. Ma che fine ha fatto il quarto baby pirata rom, il quasi 12enne (compirà tra poco gli anni) che l’11 agosto insieme ad altri tre amici era a bordo della Citroen Ds4 rubata che ha falciato e ucciso Cecilia De Astis a Milano? Puff. Volatilizzato. Eclissato. Sparito. Un fantasma per gli investigatori. Più il tempo passa, più le ricerche si complicano. Gli ultimi indizi portano all’esterno, in Francia, forse dalle parti di Nizza, dove lui e la madre godrebbero della protezione di alcuni famigliari. Un’ipotesi, quella della Costa Azzurra, che ovviamente deve essere ancora vagliata fino in fondo ma che alla luce di quanto successo due giorni dopo l’incidente può avere una propria logica. Quel giorno, infatti, sulla Torino-Savona, la polizia aveva fermato il furgone sul quale viaggiava la matriarca dell’accampamento di via Selvanesco, insieme alla nipote 11enne (oggi in comunità) e a oro e vestiti rubati, diretto verso Ventimiglia e dunque verso il confine francese.

Una cosa è certa: un bambino – seppur aiutato dal suo “clan” e dagli innegabili ritardi di una magistratura che dopo l’identificazione dei piccoli non li ha subito tolti alle famiglie ma anzi li ha rispediti nel campo da dove erano usciti per rubare un’auto e uccidere una donna – sta prendendo in giro una città intera, Milano, e forse non solo. Attenzione. Il lavoro svolto dalla Polizia Locale del capoluogo lombardo è stato encomiabile: nemmeno ventiquattro ore per acciuffare i giovanissimi pirati della strada, settantadue ore di sopralluoghi e appostamenti nei pressi dell’accampamento e un doppio blitz ravvicinato (il già citato sull’A6 e quello nell’insediamento nomadi di Beinasco) per recuperare tre dei quattro rom in fuga e accompagnarli in una struttura protetta. Non fosse stato per la tempestività dei vigili milanesi e per la loro decisione di applicare l’articolo 403 del codice civile, ovvero il collocamento d’urgenza del minore in una comunità “nel caso si trovi esposto nell’ambiente familiare a grave pregiudizio e pericolo per la sua incolumità psico-fisica”, probabilmente sarebbero tutti ancora a spasso.

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Ma riavvolgiamo il nastro e torniamo proprio alle ore immediatamente successive all’incidente (lunedì 11 agosto) che ha portato alla morte della 71enne, al Gratosoglio, estrema periferia sud-ovest di Milano. La mattina dopo lo schianto, siamo al 12 agosto, i quattro baby rom erano stati prelevati dagli agenti e portati all’ufficio fermi e arresti della Polizia Locale per essere interrogati. In un italiano stentato, del resto nessuno di loro è mai andato a scuola, avevano semplicemente ammesso di aver rubato le valigie lasciate dentro la Citroen, trovando la chiave di scorta dell’auto e decidendo quindi di metterla in moto. “Abbiamo preso la signora, poi siamo scappati per paura”, avevano messo a verbale. La sera stessa, come detto, erano subito stati rilasciati (sotto i 14 anni non si è imputabili) e riaffidati alle famiglie in mancanza di un intervento da parte del Tribunale. E la frittata, inevitabilmente, fu servita. Già la mattina dopo, e siamo a mercoledì, diversi camper avevano lasciato infatti la piazzola sterrata tra i campi di granturco di via Selvanesco.

Per sfuggire a giornalisti e telecamere, avevano detto inizialmente i rom, quindi la scusa era stata la spesa al supermercato. Erano poi tornati tutti alla base ma i vigili avevano già intuito le intenzioni di fuga: del resto, tecnicamente, sui bambini non pendeva alcunché e l’immobilismo dell’autorità giudiziaria giocava a loro favore. E in serata, infatti, la carovana era partita alla volta del Piemonte. Nell’accampamento erano rimaste solo alcune roulotte mezze distrutte, dove dallo scorso novembre dormivano donne e bambini. Il fiuto degli agenti, però, ha ben presto stoppato i fuggiaschi. Meno uno. Le prime segnalazioni portavano in via Ovada, alla Barona, altra problematica periferia milanese dove le occupazioni di alloggi popolari (da parte di rom ma non solo) sono una piaga ormai insanabile. Sarebbe stato avvistato lì, insieme alla madre, a casa di parenti. E il papà? Aveva una convocazione per giovedì in Tribunale. Del figlio quasi 12enne, però, non c’è traccia. La pista francese sarà quella buona?