Svolta sconvolgente nelle indagini sull'omicidio del giovane barista moldavo Sergiu Tarna, avvenuta nella notte tra il 30 e il 31 dicembre nel Veneziano: è stato arrestato un sospetto, Riccardo Salvagni, un agente di polizia locale di 40 anni, da 3 in servizio a Venezia e precedentemente anche a Padova. Dopo l'omicidio, il vigile era andato in Spagna: avrebbe fatto una prima tappa a Tenerife, per poi spostarsi a Madrid e quindi tornare in Italia. Ora Salvagni viene definito "molto scosso".
Uno degli elementi che hanno portato gli investigatori sulle sue tracce è stata proprio l'assenza dal lavoro per alcuni giorni. Come ha spiegato il comandante provinciale Marco Aquilio nel corso di una conferenza stampa, l'uomo è tornato in Italia nella notte tra il 5 e il 6 gennaio e il padre è andato a prenderlo all'aeroporto. Dopo essersi fatto lasciare in un primo momento nei campi nella zona di Malcontenta di Mira, la stessa in cui è stato ucciso il 25enne di origini moldave con un colpo di pistola alla tempia, è rientrato presso l'abitazione ed è stato fermato dai carabinieri. L'arma del delitto non è stata trovata, così come la sua pistola d'ordinanza.
Procura e carabinieri di Venezia mantengono il massimo riserbo sulle indagini ancora in corso ma sono convinti che ci sia "almeno un altro complice" coinvolto nella vicenda. Nel frattempo, si stanno ancora setacciando le campagne attorno alla zona tra Malcontenta e Mira, dov'è stato trovato il corpo di Tarna alla ricerca dell'arma e del bossolo dell'unico proiettile che ha ucciso il barman. Si sta indagando anche sul movente dell'omicidio, probabilmente legato al mondo degli stupefacenti, di cui il barman era stato segnalato in precedenza come assuntore. Il vigile urbano intanto è stato portato nel carcere di Venezia.
"Sicuramente - ha spiegato il procuratore vicario di Venezia, Stefano Ancillotto - è stata, per le modalità, un'esecuzione. Il colpo è stato sparato in modo ravvicinato e il povero 25enne non ha avuto scampo, è morto sul colpo". Il poliziotto è stato immortalato dalle immagini delle telecamere di sorveglianza. La certezza di investigatori e inquirenti è che all'esecuzione "abbia partecipato almeno un'altra persona", ripresa a sua volta nei filmati. Le indagini proseguono per risalire alla sua identità.