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Garlasco, esplode l'ira di Massimo Giletti: "Non sta né in cielo né in terra"

di Roberto Tortoramartedì 20 gennaio 2026
Garlasco, esplode l'ira di Massimo Giletti: "Non sta né in cielo né in terra"

2' di lettura

Il delitto di Garlasco è ormai diventato una sorta di “telenovela giudiziaria” che sembra non finire mai. Se né parlato nell’ultima puntata de “Lo Stato delle Cose” ha riportato in primo piano una serie di nuove accuse, ricostruzioni e soprattutto polemiche che rischiano di ribaltare tutto ancora una volta. Massimo Giletti, conduttore del programma, apre il dibattito con le mani sul tavolo, mostrando un documento esclusivo che - a suo dire - spiega “come Chiara e Alberto vivevano il rapporto sessuale tra di loro e il mondo del porno”, cercando di smontare quelle che definisce dinamiche artificiose. 

Poi arriva il primo scontro forte: la nuova dinamica dell’omicidio proposta dal consulente dei Poggi, Dario Redaelli, secondo cui l’aggressione sarebbe iniziata in cucina, motivata dal presunto ritrovamento del DNA di Stasi su una bottiglia di Estathé. Ma il generale Garofano, ex capo dei RIS, stronca la teoria: “In cucina non abbiamo trovato macchie di sangue… la testa è molto irrorata, se la ragazza fosse stata attaccata lì ci sarebbero state più tracce”. La replica di Redaelli non si fa attendere: “Nell’indagine Sempio è indagato in concorso con Alberto Stasi o con altri”, provocando la reazione di Giletti: “Alberto è già stato condannato, non si può processare e condannare una persona per lo stesso reato”.

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E, come se non bastasse, scoppia il caso del “pc pornografico”: secondo alcuni periti, Chiara avrebbe visto una cartella chiamata “Militare” con immagini compromettenti. Giletti non ci sta: “Se questo avviene alle 22 cosa fa Stasi? Torna il giorno dopo e la ammazza dopo 9–10 ore? Una follia, non sta né in cielo né in terra”. In studio, tra accuse incrociate e versioni contrapposte, l’avvocato De Rensis sbotta contro i “moventi immaginati dalla sentenza”, definendoli fantasie. Il quadro che ne esce? Non un chiarimento, ma una nuova nuvola mediatica.

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