Manca l’interprete. Che poi è un mediatore linguistico laureato in inglese, non esattamente un esperto di qualche lingua strana che parlano solo quattro tribù in Papua Nuova Guinea o una comunità indigena che si sta estinguendo in Amazzonia. Eppure non c’è. O meglio, fino a lunedì non sarà disponibile. E allora ecco che slitta la perizia psicologica e personologica sui Birmingham Trevallion, la “famiglia del bosco”. Avrebbe dovuto iniziare dopodomani, venerdì 23 gennaio e invece no: è già rimandata di almeno una settimana, perché (appunto) l’interprete incaricato dal tribunale di seguire l’intera faccenda prima non riesce.
Cose che capitano, per carità; nella burocrazia della giustizia se ne vedono di molto peggio: però qui, in questa vicenda che va avanti da due mesi e un dì, che proseguirà per forza almeno altri 120 giorni (quelli che ha la dottoressa designata Simona Ceccoli per la sua indagine sulla coppia anglo-australiana), che doveva sbrigarsi presto nel “supremo interesse dei tre minori coinvolti”, che sembrava fatta a inizio dicembre quando s’aspettava giusto una pronuncia del tribunale ma che poi, tra le polemiche, è stata annunciata invece la perizia, in questa storia che è un tiremmolla infinito di imprevisti, riserve e rilanci, il quadro si complica.
Sì, d’accordo, la magistratura de L’Aquila ha provato a metterci una pezza, ha chiesto a Marco Femminella e a Danila Solinas, i due avvocati della “famiglia del bosco”, l’autorizzazione a procedere lo stesso (senza traduttore): ma loro hanno risposto, giustamente, picche.
Famiglia nel bosco, ai bimbi tolta anche la madre? Indiscrezioni atroci
I tre bambini della famiglia nel bosco rischiano ora di restare in comunità anche senza la madre. La permanenza d...È un diritto dei loro assistiti averne uno. Per cui, sulle pagine del quotidiano locale Il Centro, si sfogano così: «Desta allarme», commentano all’unisono, «una dilatazione, incomprensibile, dei tempi indicati per l’inizio delle operazioni peritali giacché gli stessi rischiano di risultare disancorati e, semmai, di ampliare il dramma che quotidianamente vive questa famiglia per la quale ogni singolo giorno trascorso è un giorno di dolore che si aggiunge». Si torna sempre al punto di partenza: ci sono tre bimbi, due gemellini di sei anni e la loro sorellina un poco più grande di otto, che dal 20 novembre del 2025 vivono in una struttura protetta, lontano dal loro casolare in mezzo alla foresta, senza il babbo e con la mamma che fa capolino solo durante i pasti e per il resto della giornata deve starsene in un altro piano dell’edificio, senza più il loro cavallo Lee e l’asino Gallipoli, per cui si sono mosse la società civile e la politica, per i quali sono stati levati appelli e considerazioni anche qualificate per-favore-fate-in-fretta, ma sulla cui situazione niente, non la si riesce proprio a sbloccare.
Qualche novità, nell’ultima settimana, tra la comunità di Vasto e la casa di Palmoli c’è anche stata: ha iniziato le prime lezioni Lidia Camilla Vallarolo, ossia l’insegnante in pensione che adesso segue i piccoli Birmingham- Trevallion («Loro parlano un po’ d’italiano, di sicuro lo capiscono, io mi esprimo solo in italiano: li aiuterò», ha detto, «insegnerò loro a leggere, a scrivere e far di conto come si diceva una volta»), dad Nathan si è trasferito in una casa coi confort della modernità e con la prospettiva di ristrutturare il casolare nel bosco, mom Cate ha scongiurato il pericolo di venere allontanata persino dalla casa famiglia, in Contrada Mondola c’è chi inscena sit-in e presidi di solidarietà, però per il resto di fine dell’epopea non se ne scorge.
Tra l’altro la questione si trascina anche su un piano economico che tanto secondario non è: il Comune di Palmoli è un borgo piccino, fa 853 abitanti, è un paesino di provincia con un budget ridotto all’osso e costretto, da 62 giorni esatti, a pagare il vitto e l’alloggio ai tre bambini e a Catherine Birmingham nella struttura che li ospita. Giuseppe Masciulli, il sindaco di Palmoli, sborsa 224 euro ogni ventiquattr’ore, che fanno 13.888 a oggi e che, sui conti di un municipio piccolino, pesano come un macigno (infatti il Comune ha già tecnicamente sforato le casse): è intervenuta la regione Abruzzo, almeno quello, con un’aliquota del piano locale per le problematiche dell’infanzia che ha messo a disposizione circa 30mila euro. Però certo, il rischio che rimane è che si vada per le lunghe.




